di Antonio Gurrado
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Le elezioni del minuscolo comune di Pedesina ci fanno capire ciò che accadrà in tutta Italia
Nel secondo più piccolo paese d’Italia le liste per le amministrative di fine maggio contemplano ventiquattro candidati su quarantaquattro abitanti. E preconizzano in modo grottescamente ristretto un futuro in cui tutti si candidano e nessuno vota
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5 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 12:13 PM

Foto ANSA
Non c’è bisogno della “Tabula smaragdina” di Ermete Trismegisto per apprendere che l’infinitamente piccolo contiene l’infinitamente grande, poiché tutto è sottoposto alla medesima legge e ciò che è dentro è uguale a ciò che è fuori; è sufficiente seguire le cronache locali. Si apprende così che nel minuscolo comune di Pedesina, il secondo più piccolo d’Italia, le liste per le amministrative di fine maggio contemplano ventiquattro candidati – su quarantaquattro abitanti. È una statistica considerevole, la cui magnitudine risalta viepiù ampliando lo sguardo a parità di proporzioni: se le stesse elezioni si tenessero a Tortolì, i candidati sarebbero oltre cinquemila; a Rovigo, ventisettemila e rotti; all’Aquila, più di trentottomila; ad Ancona, circa cinquantacinquemila; oltre centomila a Brescia, più o meno centosettantamila a Bari, quasi trecentocinquantamila a Palermo, poco meno di mezzo milione a Napoli, settecentoquindicimila esatti a Milano (dove siamo molto precisi) e più di un milione e mezzo a Roma, probabilmente suddivisi in altrettante liste.
Fosse l’Italia un unico comune, i candidati consiglieri sarebbero trentadue milioni abbondanti. Non è un calcolo ozioso, tanto per passare il tempo: ciò che accade in un remoto angolino nella provincia di Sondrio è potenzialmente indicativo di ciò che accadrà in tutto il paese. Preconizza in modo grottescamente ristretto ciò che un domani verrà salutato come un fenomeno su scala nazionale dovuto alla personalizzazione dei partiti, alla parcellizzazione della politica in infinite camere di risonanza, alla militanza diretta individuale limitata alle estemporanee intemerate sui social, nonché al progressivo scontento nei confronti delle capacità governative altrui: un futuro in cui tutti vorranno candidarsi e nessuno vorrà votare.
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