di Antonio Gurrado
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Il monopattino colpevole e l’Italia che non vuole responsabilità
Due persone investono un bambino a Milano, ma la colpa finisce anche sulla società di noleggio. Una storia giudiziaria diventa il ritratto di un paese deresponsabilizzato
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13 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 01:06 PM

(Foto Ansa)
Tutta colpa del monopattino. Un giudice di pace milanese ha stabilito che la colpa di un incidente avvenuto a Porta Romana quattro anni fa – due sconsiderati su un monopattino hanno investito a tutta velocità un bambino in età prescolare – non è solo del conducente, ma anche della società che noleggia i monopattini. Leggo sulle cronache locali che a non lasciare scampo è l’articolo 2054 del codice civile, di cui riporto uno stralcio per chi di voi che non lo ricordasse a memoria: “Il proprietario di un veicolo (…) è responsabile in solido col conducente, se non prova che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la sua volontà”. Di conseguenza, se presto la mia auto a un amico e lui si schianta contro il Duomo, sono tenuto a pagare i danni come se stessi guidando io; allo stesso modo in cui la società di noleggio è colpevole del fatto che qualcuno possa noleggiare un monopattino allo scopo di lanciarsi a bomba contro la folla inerme.
Credo ci troviamo di fronte non solo a un cascame di un codice concepito ai tempi in cui al cinema non era ancora uscito “Casablanca”, non solo alla testimonianza di un carattere nazionale la cui mentalità, come anche il lessico, non si è mai smossa dall’epoca umbertina. Siamo di fronte all’epitome del rapporto degli italiani con la responsabilità, che qui per definizione è sempre altrui; soprattutto quando costui non è presente, oppure (come nel caso della ditta di noleggio) non è individuabile in una persona fisica, così che la responsabilità possa essere ascritta a un astratto marchio, che è come dire un oggetto inanimato. Se il bambino è stato investito, dunque, è colpa del monopattino. Però il motivo per cui non siamo davvero una nazione di persone libere non sta nel dettaglio che il nostro codice civile risalga ai tempi del fascismo. Non riusciamo a diventare liberi perché non accettiamo di essere responsabili.
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