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El Koudri, il laureato
Narrazioni identitarie semplificate e un dato spesso trascurato: il percorso universitario concluso dell'attentatore di Modena. Un possibile cortocircuito

Un immigrato, un italiano di seconda generazione, un attentatore, uno sbandato, uno squilibrato, un incapace (oppure capacissimo) di intendere e di volere… Fra tutti i termini utilizzati per definire Salim El Koudri in modo più o meno approssimativo, e per spiegare di conseguenza il suo atto inspiegabile, scarseggia quello a mio avviso più rilevante: un laureato. Quali che siano state le sue intenzioni criminali, quali che siano stati i suoi trascorsi sanitari, è innegabile il percorso didattico che lo ha portato a conseguire una laurea. Altrettanto evidente mi sembra la connessione fra il suo titolo di studio e le mail deliranti che, salvo scusarsi subito dopo per la maleducazione, aveva inviato allo stesso ateneo che lo aveva formato; sua sorella ha raccontato come fosse peggiorato finita l’università, isolandosi in un crescendo di rabbia e frustrazione. Curioso che quest’aspetto venga tanto sottovalutato, in una nazione in cui si festeggiano insulse lauree triennali con corone d’alloro e mortaretti, in cui l’appellativo “dottore” viene elargito con la stessa deferente generosità riservata ai caballeros nella Spagna barocca. La qualifica di El Koudri può dunque significare due cose: o che le università italiane accolgono e laureano superficialmente persone che poi non si rivelano in grado di vivere civilmente in società; o che le università italiane formano e licenziano cinicamente persone che poi non si rivelano in grado di ottenere soddisfazioni professionali commisurate al titolo di studio che le ha illuse. In entrambi i casi, un po’ di attenzione in più non guasterebbe.