Rubriche
BANDIERA BIANCA •
Storia di un debito che non esiste (ma va comunque pagato)
Se si chiedesse indietro denaro a un tizio che non deve un euro a nessuno, si risulterebbe quanto meno confusi. Discorso opposto se a chiederlo è un noto ente di riscossione delle imposte

Foto di Ibrahim Boran su Unsplash
Certo, se adesso io scrivessi dal nulla a un tizio a caso per comunicargli che quattro anni fa gli ho prestato dei soldi (poniamo) a Trofarello, quindi mi deve pagare una cifra su cui ho già calcolato degli interessi di mora, risulterei quanto meno precipitoso. Se poi minacciassi il tizio, in caso di mancato pagamento entro una certa data arbitrariamente stabilita da me, di requisirgli la macchina o altri beni di cui dispone in modo legittimo, prima ancora che lui possa anche solo azzardare una risposta, risulterei quanto meno prepotente, oltre che cafone. Se venisse poi fuori che il tizio è perfettamente in regola con i propri pagamenti, e che non deve un euro a nessuno, allora risulterei quanto meno confuso.
Se di conseguenza emettessi un documento in cui concedo graziosamente uno sgravio al tizio, così da riconoscergli il diritto di non pagarmi la somma che non mi doveva, non risulterei forse un ipocrita? Se infine, per giunta, emergesse che il tizio quattro anni fa non era affatto a Trofarello, farei pure la figura del fesso. Eppure, ci tengo a sottolineare come l’evenienza che un noto ente di riscossione delle imposte mi abbia contattato in questi termini onde richiedere il pagamento di una tassa già pagata quattro anni fa, relativa a una città in cui non risiedevo (spoiler: non è Trofarello), non comporta affatto che gli si possa applicare il medesimo ragionamento che ho condotto nel mio esempio, traendone quelle poco lusinghiere conseguenze; non voglio suggerirlo neanche implicitamente, non mi permetterei mai.