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Una certezza dopo il caso di Vallo della Lucania: i titoli di studio (in larga parte) non servono a nulla
Un collaboratore scolastico indagato per avere ottenuto diversi incarichi nel settore grazie a un diploma fasullo è stato scagionato dalla Corte dei conti in quanto la sua opera, prestata con una certa affidabilità, non ha causato alcun danno. Quando un titolo vero vale quanto uno falso

Foto di Joshua Hoehne su Unsplash
Il sospetto serpeggiava da tempo, ma adesso ne abbiamo la certezza, intesa proprio come verità giuridica: i titoli di studio, in larga parte, non servono a nulla. Fa fede il caso di un collaboratore scolastico indagato dalla procura di Vallo della Lucania per avere ottenuto diversi incarichi nel settore grazie a un diploma fasullo, acquisito tramite un’organizzazione criminale. Ebbene, la Corte dei conti ha scagionato il dipendente pubblico in quanto la sua opera, prestata con una certa affidabilità, è sì costata circa 9000 euro allo Stato, tuttavia non ha causato alcun danno, in quanto le sue mansioni sono state svolte regolarmente. È vero che, consapevole della potenziale potenza di fuoco della sentenza, la Corte dei conti ha anzitutto specificato che tale decisione afferisce esclusivamente a “mansioni meramente esecutive e non richiedenti professionalità altamente specifiche”, mentre “lo svolgimento di attività lavorativa in assenza di laurea non reca all’amministrazione alcuna utilità, in quanto la prestazione resa da un soggetto privo di laurea non può ritenersi frutto di capacità derivante dalla preparazione professionale conseguita con un regolare corso di studio”.
Fatto sta, però, che i lavoratori laureati costituiscono pur sempre una minoranza rispetto a quelli diplomati, e che le mansioni professionali esecutive o generiche sono molto più numerose rispetto a quelle specialistiche o intellettuali. Ne consegue dunque che, per gran dei lavori, i titoli richiesti come prerequisito non esercitano alcun concreto influsso, tanto che per la stessa legge italiana un diploma vero vale quanto uno falso; e che anzi un lavoratore privo di titolo effettivo, ma che se la cava e combina qualcosa, garantisce alla collettività un beneficio molto superiore rispetto alla pletora di lavoratori pieni di pezzi di carta in corso di validità legale ma che, quando vanno al lavoro, non fanno un accidente non solo perché non vogliano, ma perché, il più delle volte, non ci riescono.