Usiamo l'AI per motivazioni religiose, senza accorgercene

Sia che elogiamo la sua umanità, sia che paventiamo un futuro in cui farà polpette di noi sopraffacendoci, utilizziamo l'intelligenza artificiale convinti che sia dotata di sensibilità. Il caso dell'ingegnera informatica della North Carolina (che preferisce programmare tutto a mano)

24 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 12:33
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Foto di Immo Wegmann su Unsplash

Una trentenne della North Carolina ha ottenuto una dispensa dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale per motivazioni religiose, scrive Business Insider: crede infatti che l’AI non soltanto sottragga dignità alla persona, ma abbia ricadute ambientali ed etiche che le causano un certo disagio. La trentenne della North Carolina è una universalista unitariana, setta protestante talmente radicale da essere blanda, poiché disconosce la fede in un Dio personale, men che meno quello biblico e incarnato, al punto da contemplare nelle proprie fila atei, agnostici e politeisti; segno che è una religione in cui non conta tanto cosa si creda, quanto crederci in modo incrollabile. Purtroppo la trentenne del North Carolina fa di mestiere l’ingegnera informatica, ragion per cui – a differenza di qualsiasi collega – passa le giornate a programmare a mano, anziché sbrigarsi prima (e annoiarsi di meno) grazie all’aiutino tecnologico.
Prima di criticarla, o deriderla, o confutare le profonde ragioni teologiche da cui è mossa, sarebbe bene tuttavia farci un esame di coscienza. Scopriremmo che tutti noi calibriamo l’utilizzo dell’AI su motivazioni religiose, in quanto il nostro approccio – sia che elogiamo l’umanità della macchina che ci risponde, sia che paventiamo un futuro in cui la macchina malvagia farà polpette di noi sopraffacendoci – è determinato dalla convinzione irrazionale che lo strumento con cui interagiamo sia in realtà dotato di sensibilità e ragione, esattamente come una persona. Quando parliamo dell’intelligenza artificiale, all’improvviso diventiamo tutti animisti.