Occhio a non confondere il diritto allo studio con il diritto al titolo di studio

Alcuni rettori lamentano gli ostacoli di natura anzitutto economica che impediscono a molti di frequentare l’università. Ma il problema degli studenti italiani non è entrare negli atenei, quanto uscirne: quasi metà di loro frequenta senza essere in grado di realizzare l’obiettivo di laurearsi in tempi ragionevoli

30 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 13:29
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Foto di Shubham Sharan su Unsplash

I rettori di ben tre atenei sono intervenuti ieri sul Corriere per rivendicare una maggiore estensione del diritto allo studio, lamentando gli ostacoli di natura anzitutto economica che impediscono ad ampie fasce della popolazione giovanile di frequentare l’università. Al riguardo, hanno fornito dati Ue secondo cui l’Italia può vantare solo il 31,1 per cento di laureati sotto i trentacinque anni, a fronte di una media continentale del 44,8 per cento. Peccato però che il problema degli studenti italiani non sia di entrare nelle università, ma di uscirne. Gli stessi dati della Commissione europea rimarcano infatti come in Italia sia fuori corso il 43,8 per cento degli iscritti: significa dunque che, se abbiamo pochi laureati, non è tanto l’accesso agli studi universitari a costituire un ostacolo, quanto il loro stesso svolgimento. Quasi metà degli immatricolati frequenta l’università senza essere in grado di realizzare concretamente l’obiettivo di laurearsi in tempi ragionevoli.
È vero dunque che, come hanno sottolineato i rettori, meno laureati significa meno medici, meno ingegneri, meno docenti e quindi, a lungo termine, una minore crescita economica, che dipende strettamente da quella intellettuale. È vero però anche che, qualora dovessimo abbassare il livello accademico per far laureare anche chi oggi fa fatica o proprio non ce la fa, avere più laureati significherebbe avere più docenti ignoranti, più ingegneri pericolosi, più medici potenzialmente letali – con un effetto sull’economia nazionale che si può agevolmente immaginare. Siamo tutti favorevoli al diritto allo studio, come no; l’importante è non confonderlo col diritto al titolo di studio.