Quel collegamento tra Napoli e Bari arrivato solo con un secolo e mezzo di ritardo

La nuova linea ad altà velocità che collega le due principali città del sud Italia renderà felice Ferdinando II di Borbone, peccato che sia scomparso prematuramente nel 1859
2 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 14:42
Immagine di Quel collegamento tra Napoli e Bari arrivato solo con un secolo e mezzo di ritardo

Foto LaPresse

Sarà felice Ferdinando II di Borbone di apprendere che è stato alfine annunciato in pompa magna il collegamento ferroviario ad alta velocità fra Napoli e Bari, due ore secche scavando una cinquantina di chilometri di tunnel sotto l’Appennino. A Ferdinando II di Borbone i treni piacevano assai, tant’è vero che già nel 1839 dotò il Regno delle Due Sicilie della linea Napoli-Portici, primo collegamento su rotaia di tutta quella nota penisola che all’epoca era solo un’espressione geografica. Pur non essendo Ferdinando II di Borbone, io medesimo ho sperimentato in gioventù la scomodità del dover viaggiare fra le due principali città del sud continentale, ai tempi in cui in treno – fra cambi e interruzioni – ci si metteva sette ore all’incirca, perciò bisognava accontentarsi di un pullman che si sbrigava in mezza giornata; se invece volessi ipoteticamente partire da Bari questo pomeriggio, apprendo che fra tre ore troverei un treno che mi farebbe arrivare a Napoli entro la mezzanotte.
Peccato che Ferdinando II di Borbone sia scomparso prematuramente centosettant’anni fa: certo si entusiasmerebbe come un bambino vedendo il treno entrare in galleria e, magari, ne approfitterebbe per un viaggio nella città pugliese dove aveva fatto costruire, come grande opera pubblica, un modernissimo porto. Forse, già che c’è, si domanderebbe anche come mai, all’Italia unita, la brillante idea di questo fondamentale collegamento ferroviario sia venuta soltanto dopo averci pensato per un secolo e mezzo.