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bandiera bianca •
Quando una macchina ci rivela una grande verità sul genere umano
Da “ti aspetto” a “ti amo”. Il completamento automatico dei messaggi sul telefono prende la parola precedente, calcola quale sia la più probabile fra le possibili successive e poi la propone (o impone). Forse le macchine non ci sconfiggeranno, ma per certo iniziano già a immischiarsi negli affari nostri

Foto di Domingo Alvarez E su Unsplash
Non so se le macchine ci sconfiggeranno, ma so per certo che iniziano già a immischiarsi negli affari nostri: come il completamento automatico del mio telefono, intervenuto di prepotenza a tentare di modificare il mio destino personale e quello di un collega che mi scriveva che avrebbe fatto tardi a mensa. Ove io garbatamente intendevo rispondere “ti aspetto”, il telefono non ha resistito alla tentazione dell’entusiasmo e, lasciata a me la scelta della prima parola, ha completato il messaggio facendo arrivare al destinatario un inopinato “ti amo”. Affrettandomi ad avvertire il mio amico di non farsi eccessive illusioni, ho tuttavia analizzato l’accaduto, che è questo.
Come tutti i large language model, il completamento automatico dei messaggi sul telefono prende la parola precedente, calcola quale sia la più probabile fra le possibili parole successive, e la propone (nel mio caso, la impone) come prima scelta e più naturale, per farci risparmiare del tempo. Oltre a cacciarmi nel rischio di un matrimonio riparatore, dunque, il completamento automatico del mio telefono ha ritenuto – su irrefragabile base statistica – che, quando una persona scrive “ti”, è molto più probabile che voglia continuare con “amo” che con “aspetto”. Ed è una grande verità sul genere umano, che la macchina mi ha rivelato nella sua brutale e volenterosa ingenuità: a dire di amare una persona son buoni tutti, ma un po’ meno a volerla aspettare.