Baselitz, l’arte libera a Venezia ma a testa in giù

Se n’è andato proprio mentre nella Laguna il 6 maggio, alla Fondazione Cini, inaugura una sua grande mostra, coi dipinti più recenti. Meno segnati del dramma, icone luminose che sembrano indicare una via d’uscita dal male della storia che viviamo

30 APR 26
Ultimo aggiornamento: 18:41
Immagine di Baselitz, l’arte libera a Venezia ma a testa in giù

Foto Olycom

La libertà spregiudicata della grande arte è quella di mettere il mondo sottosopra, ribaltarne la prospettiva. Mettere le cose del mondo, gli umani soprattutto, a testa in giù. E’ ciò che ha fatto per una lunga parte della sua lunga vita Georg Baselitz, formidabile artista tedesco, morto ieri a 88 anni. Non metteva a testa in giù le persone per sfregio e uccisione simbolica, come usa fare adesso, ma per vedere qualcosa di diverso; così pure quando metteva su enormi piedi le sue enormi statue di legno, che incutevano spavento. Sempre attento alla storia, agli eventi politici. Credeva ai simboli, forse non alle coincidenze. Eppure la sua morte ha qualche coincidenza con le polemiche artistico-politiche veneziane di queste ore: lui che nel 1980 fu invitato a rappresentare la Germania alla Biennale, assieme ad Anselm Kiefer. E tutti e due furono contestati perché scambiarono le loro opere per omaggi al nazismo, invece erano il contrario. La sua grande statua in legno, una figura umana con un braccio teso, era arte africana, ma non lo capirono. Se n’è andato proprio mentre a Venezia il 6 maggio, alla Fondazione Cini inaugura una sua grande mostra, coi dipinti più recenti. Meno segnati del dramma, icone luminose che sembrano indicare una via d’uscita dal male della storia che viviamo.