Paracadute per Liliana Segre: la prima condanna per gli insulti online contro la senatrice a vita

Diffamazione aggravata dall'odio razziale: queste le motivazioni per la condanna di una sola persona che aveva riservato ingiurie contro la senatrice a vita. Non è dato di sapere se Francesca Albanese fosse presente in aula, né se si sia alzata per andarsene indignata alla lettura della sentenza

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Liliana Segre - foto Ansa

Mentre un geniale acrobata s’è buttato nottetempo dalle guglie del duomo di Milano con un parapendio coi colori della bandiera palestinese – chissà se voleva emulare il citì islamista del Cairo Hossam Hassan, chissà se era consapevole di evocare così uno dei simboli volanti del pogrom del 7 ottobre (dite di no? Facciamo di no, sulla fiducia) – a Milano finalmente qualcosa di giusto e sensato mette i piedi per terra. E alla luce del sole.
Un tribunale ha emesso la prima condanna per gli insulti online contro la senatrice a vita Liliana Segre, che persa la pur proverbiale pazienza aveva sporto denuncia. Diffamazione aggravata dall’odio razziale. Il condannato è uno soltanto, gli altri si erano scusati, ma che bravi, e avevano persino versato un obolo risarcitorio al Memoriale della Shoah. Condanna a quattro mesi e pena sospesa: diciamo che a gaza o a Teheran non gli sarebbe andata così liscia. Non è dato di sapere se Francesca Albanese fosse presente in aula, né se si sia alzata per andarsene indignata alla lettura della sentenza.