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“Scimmie al volante”. Come il Covid-19 ha messo a nudo la pochezza del nostro ceto politico
Il libro di Marco Mensurati e Fabio Tonacci ha il merito di fare riflettere su quanto la competenza in politica non sia più un requisito necessario

Luigi Di Maio, ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale <br />
Quante volte ho sognato, in questi anni, che comparisse dal nulla la bambina di “Mamma, ho perso l’aereo” e mettesse a tacere l’onorevole Scimpanzetti o il ministro Gorilli di turno con la sua battuta altezzosa: “Tu sei quello che i francesi chiamano les incompétents”. Ma un minuto dopo sarebbe accorso l’opinionista populista da riporto a spiegare che la competenza non esiste, che è un mito epistocratico da secchioni, che il proprio del politico è prender voti e decisioni, e nulla più.
Verso la fine di “Scimmie al volante” (Rizzoli), l’ottimo libro di Marco Mensurati e Fabio Tonacci su come il Covid-19 ha messo a nudo la pochezza del nostro ceto politico, c’è una formidabile intervista al sociologo Giuseppe De Rita che aiuta a mettere per il verso giusto la surreale querelle sulla competenza. I suoi amici funzionari della Camera dei deputati, racconta De Rita, oggi si sentono umiliati. Erano abituati a stendere dossier accuratissimi per i parlamentari sui temi legislativi, ma oggi l’onorevole medio quei dossier non solo non li legge, non è proprio in grado di capirli, e pretende una tabellina semplice semplice a prova di macaco.
I dirigenti della Prima Repubblica, che non erano certo tutti scienziati, studiavano le consulenze tecniche, poi magari facevano di testa propria e se ne assumevano la responsabilità: eccola, la competenza del politico. Quelli di oggi, che non leggono e non capiscono, fanno ugualmente di testa propria, salvo poi nascondersi dietro alla pseudoneutralità di un comitato scientifico. Per loro i dossier non sono più uno strumento, ma un alibi. Scimmie che danno la colpa al pilota automatico. Mamma, ho perso la cloche.