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Erano altri tempi. Ma l'antisemitismo resta
Ora i partiti non egemonizzano i cortei, i giornali non hanno nessun controllo sui confini del dicibile, i conduttori dei talk-show hanno la facoltà di non invitare chi dice cose abominevoli. Ma poi, alla fine, nessuno fa nulla
18 APR 26

Foto LaPresse
Non fanno assolutamente nulla. Nel 1963 l’Accademia ucraina delle scienze pubblicò un libello di Trofim Kichko, Giudaismo senza abbellimenti. Non era molto diverso, nei contenuti, da altri pamphlet sovietici dell’epoca: in nome della lotta all’oppio dei popoli, denunciava l’oscurantismo giudaico, la finanza ebraica, il ruolo di Israele nella cospirazione imperialista. A differenza degli altri libelli aveva però dei disegni; e in molti di essi era innegabile un’aria di famiglia, se non una piena coincidenza, con i topoi visivi delle caricature antisemite. Più che il libro in sé, è istruttiva la reazione che i partiti comunisti occidentali affidarono ai loro organi ufficiali. “La presentazione, se non il contenuto di questo libello è suscettibile di alimentare degli odii antisemiti”, scrisse L’Humanité, organo del Pcf, aggiungendo che certi disegni “rischiano di blandire e di favorire il sentimento di disprezzo”. Sull’Unità, Giuseppe Boffa scrisse che episodi come quello del libro ucraino erano “fenomeni individuali, isolati ed estranei alla coscienza della più parte dei sovietici. Ma non per questo tali fenomeni non vanno energicamente combattuti. Non farlo, o non farlo in misura sufficiente, non potrebbe che danneggiare l’Urss”. Erano altri tempi, certo. Tempi in cui un servizio d’ordine poteva impedire che i cortei finissero ostaggio di minoranze di facinorosi. Tempi in cui anche le piazze del discorso avevano i loro custodi.
Da un pezzo non è più così – e per molti versi è un bene. I partiti non egemonizzano i cortei, hanno a malapena il potere di scomunicare chi esibisce striscioni infami; i giornali non hanno nessun controllo sui confini del dicibile, possono al limite astenersi dallo stampare vignette mostruose o copertine che scherzano col fuoco; i conduttori dei talk-show hanno la facoltà di non invitare chi dice cose abominevoli, e i giornalisti di grande seguito dispongono dei mezzi per moderare i commenti sulle loro pagine, buttando fuori gli antisemiti. Possono fare ben poco, è vero. E cosa fanno? La risposta è nella prima frase.