Il "lato umano" del colpevole

Con la proposta di legge costituzionale sulla tutela delle vittime di reati si rischia di inflazionare la figura della vittima nel rituale giudiziario, assegnando per l’eternità al reo il ruolo complementare del carnefice

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13 MAY 26
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Foto LaPresse

Martedì la Camera è tornata a discutere la proposta di legge costituzionale che prevede di inserire all’articolo 24 della Carta – quello che sancisce il diritto inviolabile e universale alla difesa giudiziaria – un riferimento alla tutela delle vittime dei reati. Come tutte le proposte demagogiche e culturalmente corrive, ci sono buone speranze che vada in porto senza incontrare troppi ostacoli, e che maggioranza e opposizione facciano poi a gara per intestarsela. Il caso vuole che negli stessi giorni il magistrato di sorveglianza abbia negato all’ergastolano Cesare Battisti il permesso di incontrare il figlio dodicenne fuori dal carcere di Massa. La sola ipotesi della concessione del beneficio era stata criticata dall’Osservatorio nazionale Anni di piombo per la Verità storica, presieduto da Potito Perruggini Ciotta, con un comunicato che invitava a “non cadere nella trappola di far emergere il ‘lato umano’ dei pluriomicidi, mentre si marginalizza la voce delle vittime”. Tradotto: Battisti fa la vittima, ma le vere vittime siamo noi. Si può ben comprendere che un’associazione guidata dal nipote di un brigadiere assassinato da Prima Linea ragioni così. Ma mi pare che la frase illustri a perfezione i pericoli di un’inflazione della figura della vittima nel rituale giudiziario: il pericolo che, occupando la casella simbolica della vittima, si assegni per l’eternità al reo il ruolo complementare del carnefice, il cui “lato umano” non merita considerazione; il pericolo che la vittima si senta in credito rispetto allo Stato, tanto da pretendere che l’accesso di un detenuto ai benefici sia condizionato al suo gradimento. Ricordo che nel 2010 il tribunale di sorveglianza di Bologna convocò per posta i parenti delle vittime del brigatista Gallinari per sapere se lo avessero perdonato, così da decidere se ammetterlo o meno alla liberazione condizionale. Mi sembrò una notizia terribile, e uno schiaffo a quel tanto di laicità che sopravvive nella nostra cultura giuridica. Dio non voglia che episodi simili possano ripetersi con la benedizione di un articolo della Carta.