La sinistra e l'israelizzazione della società

Riusciranno i nostri ispanofili a sanare la dissonanza cognitiva tra Pedro Sánchez che premia Albanese e l’Ertzaintza che bastona i flottiglianti appena atterrati all'aeroporto di Bilbao?

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Foto LaPresse

Questo fine settimana ho preso due piccioni con una fava, o meglio, ho imparato due parole nuove in un colpo solo (la fava era un post di Francesca Albanese). La prima parola – Ertzaintza – non ho idea di come si pronunci, ma è la polizia basca che ha accolto ruvidamente, diciamo così, gli attivisti della flotilla. La seconda era nel commento di Albanese al video dall’aeroporto di Bilbao: “Dobbiamo resistere alla israelizzazione delle nostre società”. Israelizzazione. La parola non è nuova, ma sta rapidamente cambiando di senso. Indicava – e a rigore indica ancora – l’integrazione delle minoranze, o degli stessi ebrei della diaspora, nello Stato e nella società israeliana. Da qualche tempo, e con più insistenza dopo l’11 settembre, vuol dire anche altro. Due titoli di giornale: “The Israelization of America” (Haaretz, 2003, all’alba della guerra in Iraq); “L’israélisation du monde (occidental)” (Le Monde, 2016, al tempo degli attentati dell’Isis).
Il tema, in entrambi i casi, era la risposta alla minaccia terroristica, che avrebbe portato altri paesi a seguire il modello di Israele. Dopo il 7 ottobre lo slittamento accelera, e israelizzazione comincia a ricordare un’altra parola: americanizzazione. Designa cioè una specie di egemonia planetaria e imperiale, parente di quella che gli Stati Uniti hanno esercitato dal secondo dopoguerra – con la non trascurabile differenza che Israele è poco più grande della Puglia. Lascio agli studiosi di semantica storica il piacere di ricostruire tutte le strade accademiche, militanti e giornalistiche battute da questa formula, e la sua inquietante consonanza con quella “giudaizzazione” che entra a metà Ottocento nel lessico antiebraico. A me resta appena lo spazio per una nota sui giochi di prestigio retorici che la parola consente di operare per cavarsi d’impaccio. Domenica un’amica israeliana mi ha scritto: riusciranno i nostri ispanofili a sanare la dissonanza cognitiva tra Pedro Sánchez che premia Albanese e l’Ertzaintza che bastona i naviganti? La quadratura del cerchio è arrivata con la fava di cui sopra. La polizia basca non è cattiva. È israelizzata.