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Pannella e i riformisti socialtraditori
Si va consolidando una vulgata, alimentata dalla nuova sinistra accademica, che cancella non solo la storia, ma la stessa legittimità culturale della sinistra liberale o del liberalismo di sinistra
29 MAG 26

Foto LaPresse
Il senno del poi arriva come una benedizione, ma guai a fargli avere l’ultima parola: anche il poi, prima o poi, è superato da un altro poi. Nel marzo del 1994, alla vigilia del mio primo voto, ero sotto la sede del Messaggero in via del Tritone per un sit-in convocato dai radicali. L’occasione era la pubblicazione di un prospetto in cui la Lista Pannella era infilata nella casella “Destra”. A ripensarci anni dopo, mi sembrò un’iniziativa pretestuosa, per non dire temeraria: dopotutto i radicali erano alleati con Forza Italia (l’intesa durò pochi mesi), e il grafico del Messaggero aveva solo approntato due box per il neonato bipolarismo. Ma Pannella non ci stava: diceva che con quel piccolo abuso miravano a cancellare la storia della sinistra liberale, di Ernesto Rossi e di Gaetano Salvemini. Un’altra tradizione, quella dei socialisti autonomisti, era stata appena estirpata, per non risorgere più. Ebbene, ieri Salvatore Cannavò – giornalista del Fatto con tanto di dottorato in Scienze politiche, dunque non proprio analfabeta in materia – ha definito Pannella “alfiere della destra liberale”. E il mio senno del poi, che tanto assennato non era, ha trovato a sua volta il suo senno del poi.
Non è lo strafalcione in sé a colpirmi: di scemenze in giro se ne scrivono tante, e sul Fatto si danno appuntamento ogni mattina. Il problema è un altro. Si va consolidando una vulgata, alimentata dalla nuova sinistra accademica, che cancella non solo la storia, ma la stessa legittimità culturale della sinistra liberale o del liberalismo di sinistra. Per i banditori di questo terzinternazionalismo tardivo e parodistico, il riformista torna a essere, se non proprio un socialtraditore, uno che sta a sinistra per un equivoco, o un arrivista che si sbraccia per farsi reclutare dal nemico. L’accanimento pettegolo contro Pina Picierno ne è un caso di scuola. E uno vorrebbe anche soprassedere, non fosse che sotto queste meschinerie si spalanca una voragine culturale spaventosa. Col senno del poi del senno del poi, mi sa che quel sit-in in via del Tritone lo rifarei.