De Gregori e la caccia selvaggia degli avatar

C’è un’armata invisibile di anime rabbiose che ci insegue a cavallo. Ma al primo scalpitare di zoccoli non dobbiamo fuggire e, soprattutto, non dobbiamo revocare un invito a un festival letterario

6 GIU 26
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Foto Ansa

Non siamo mica prigionieri dentro la stella di questa bella modernità, cantava Francesco De Gregori. E infatti ci sono peripezie che dovremmo affrontare da medievali: cavallerescamente. Prendiamo le cosiddette shitstorm – una delle ultime si è abbattuta proprio su De Gregori. Cosa credevate, che le avessimo inventate noi cibernauti, che fossero un prodotto degli algoritmi di Zuckerberg o di Musk? Al contrario, ce le avevano anche nel Medioevo: solo che allora la shitstorm si chiamava (meno scatologicamente) charivari, un rituale rumorosissimo di derisione collettiva contro chi aveva violato qualche regola sacra del villaggio. Direte voi: d’accordo, ma adesso a perseguitarti non ci sono i compaesani, c’è un’armata spettrale di profili anonimi, e nei secoli bui non esisteva niente di simile! Temo che anche questa sia un’illusione nata dalla nostra boria di moderni.
Avete mai sentito parlare del motivo mitologico della caccia selvaggia, l’esercito dei morti che galoppa nei cieli notturni aizzando mute di cani infernali? Di queste anime vaganti, dicono antropologi e storici del folklore, i fracassoni dello charivari non erano che un’impersonazione umana: il rito ripeteva la caccia selvaggia in terra. Ebbene, cos’altro è una shitstorm, se non una battuta di caccia fantasma i cui partecipanti al posto delle maschere indossano avatar e faccine? Lo so, sono accostamenti spericolati (forse mi costeranno uno charivari di medievisti infuriati), ma ciò che mi sta a cuore è appunto lo sprezzo cavalleresco del pericolo. Finché pensiamo nel turpe gergo internettiano – i followers e gli haters, il sentiment e l’engagement, e via maldicendo – non vedremo ciò che abbiamo davvero davanti agli occhi: c’è un’armata invisibile di anime rabbiose che ci insegue a cavallo, e al primo scalpitare di zoccoli non dobbiamo fuggire, non dobbiamo arretrare tatticamente, non dobbiamo lanciarle una libbra di carne, non dobbiamo implorare perdono nella vana speranza di essere risparmiati. Soprattutto, non dobbiamo revocare un invito a un festival letterario. Lancia in resta, e portamento aristocratico.