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Il Bi e il Ba •
Garlasco è uno strano caso di cronaca in crowdsourcing
Stasi e Sempio non sono che un pretesto, vessilli sotto cui si combatte una guerra per bande tra vecchi e nuovi padrini del linciaggio mediatico. Vincerà, come sempre, il peggiore: il più spietato
20 GIU 26

Foto Ansa
“Avete devastato la vita di un indagato e dei suoi parenti”; “mi raccomando, conduttori e commentatori, andate avanti col circo mediatico, così ci riprova”; “due anni di scempio di ogni regola umana, costituzionale, penale e giornalistica”; “si accaniscono sulla povera gente sapendo che è troppo debole per ottenere giustizia. E incassano ascolti, like, profitti e carriere. Vermi”. Se vi rivelassi chi sono l’autrice e l’autore di queste frasi sul tentato suicidio della madre di Sempio restereste con un palmo di naso, e vi chiudereste in una stanza selvaggia a gridare il vostro travaglio interiore. Dunque non ve lo dirò: sarebbe come sparare ai pesci in un barile, e la pesca facile non mi piace. Però nel fondo del barile bisogna pur guardare, tolta la schiuma delle chiacchiere. E nel barile c’è questo: per quindici anni almeno, una parte dell’informazione – quella che ha suonato la fanfara all’avanzata grillina – ha fatto l’elogio della rete, dei blogger contro il potere, dei gabibbi minori, dei cittadini qualunque che s’improvvisano reporter. Alcuni di questi li ha perfino reclutati, o variamente accuditi sotto la propria ala editoriale. Soprattutto, ha rovesciato sarcasmi sulle resistenze corporative dei “giornaloni” che reclamavano per sé il monopolio delle balle. Finché non ha avuto paura che il giocattolo le sfuggisse di mano. Garlasco è uno strano caso di cronaca nera e giudiziaria in crowdsourcing, affollato di YouTuber, podcaster, influencer e improbabili esperti freelance che non seguono la tradizionale catena di linciaggio taylorista che corre sulla cinghia procure-redazioni. E i padroni del vapore – in questo caso, della gogna a vapore – sentono il fiato della concorrenza. Scoprono all’improvviso i guasti del dilettantismo, e davanti ai nuovi mostri sbattuti in prima pagina piangono lacrime di coccodrillo invidioso (perché la carne umana è finita nelle fauci di un altro coccodrillo). Stasi e Sempio non sono che un pretesto, vessilli sotto cui si combatte una guerra per bande tra vecchi e nuovi padrini del linciaggio mediatico. Vincerà, come sempre, il peggiore: il più spietato.