Vannacci e Conte, i due arci-italiani benedetti da Mosca

Sparare fesserie propagandistiche sempre più grosse e tollerare che anche gli altri ne sparino può sembrare un’abitudine innocua. Ma pensate ai coriandoli: restano nell’aria per qualche secondo e poi ci mettono anche seicento anni a decomporsi

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Foto Ansa

Generale, queste cinque stelle… Bisogna soffrire di una forma acutissima di emiplegia morale, come la chiamava Ortega y Gasset, e avere il cervello spaccato in due come un parlamento, per non accorgersi della perfetta sovrapponibilità antropologica tra Vannacci e Conte, i due arci-italiani benedetti da Mosca. Paiono gemelli. Stessa spregiudicatezza tattica, stesso istinto predatorio, stessa cronica inaffidabilità, stessa naturalezza nel rimangiarsi mille volte la parola data, e in fin dei conti stessa dubbia dote di rendere instabile – e prima ancora invotabile – qualunque alleanza. Ma al di là delle somiglianze tra i personaggi, che occuperebbero un’opera in tre volumi, se ne può ricavare una lezione che vale tanto per i politici quanto per i giornalisti, specie quelli televisivi. È una lezione ecologica. Sparare fesserie propagandistiche sempre più grosse e tollerare che anche gli altri ne sparino può sembrare un’abitudine innocua, che porta voti e ascolti. Ma pensate ai coriandoli. Restano nell’aria per qualche secondo creando una bellissima nuvola colorata, e spariscono subito dopo, portati via dal vento. O almeno così sembra. Perché poi pulire le strade è una rogna inimmaginabile. E se sono coriandoli glitterati o in pvc, non ne parliamo nemmeno: ci mettono anche seicento anni a decomporsi. D’accordo, direte voi, ma sono minuscoli pezzettini di carta, che danni potranno mai fare? Il fatto è che i coriandoli, impastati dalla pioggia, possono anche aggrumarsi e otturare i tombini.
A questo punto, la parabola dovrebbe essere trasparente: Vannacci e Conte sono i grumi di poltiglia che si sono creati, a sinistra e a destra, per effetto del nostro lugubre carnevale politico-mediatico, lo stesso che aveva già creato Salvini e Di Maio. I loro cannoni sparacoriandoli produrranno poi altri residui, che si accorperanno in nuovi grumi, pronti a prendere vita come pupazzi di cartapesta. Alla fine, l’intera rete idrica ne sarà intasata. Che fare? Ben poco, a questo punto. Il senso delle parabole ecologiche si può spesso riassumere così: bisognava pensarci prima.