Tutto l'orizzonte linguistico intorno a noi sembra uscire da un tubolario impazzito

Dalle intestazioni di certi corsi universitari ai mestieri delle persone, fino al nome del campo largo, Alleanza per la Costituzione e per la democrazia. Le nuove denominazioni forse dimostrano che non ci stiamo capendo più un tubo
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Foto Ansa

Dice Conte che il campo largo dovrebbe chiamarsi Alleanza per la Costituzione e per la democrazia. Roba forte. Ho chiesto al mio mentore politico di spiegarmi la formula, che mi pare un po’ rarefatta. Mi ha risposto così: “Il metodo partecipativo si propone la verifica critica degli obiettivi istituzionali con criteri non dirigistici attivando ed implementando nel contesto di un sistema integrato la confluenza verso obiettivi comuni”. Preciso che il mio mentore non è Conte, come la frase lascerebbe supporre, e non è neppure ChatGpt, ma una via di mezzo tra i due: è il Tubolario, un cilindro di cartone rotante in grado di generare frasi a vanvera, inventato all’inizio degli anni Ottanta dai due scienziati Pierluigi Morosini e Marco Marchi. Ne ho comprato uno su Vinted, e me lo tengo stretto.
Ma non vi rifilerò la solita solfa sul politichese: è una musica molto più triste quella che intendo suonare. Perché da circa trent’anni non solo non capisco i discorsi dei politici, non capisco più neppure i nomi dei partiti: sono suoni che non suscitano nella mente nessuna immagine. Più o meno dalla stessa data, ora che ci penso, ho smesso di capire le intestazioni chilometriche di certi corsi universitari. E mi sono diventati oscuri i mestieri delle persone, specie quelli del terziario avanzato, quelli che non posso ricondurre ai maialini di Richard Scarry. Tutto l’orizzonte linguistico che mi avvolge sembra generato da un tubolario impazzito. Dirò di più: sospetto che certe parole non le capisca neppure chi le usa (il significato delle cinque stelle era un mistero per gli stessi parlamentari grillini). Così ho provato ad applicare a diversi ambiti una formuletta di mia invenzione: An = L x A, dove An è il tasso di anomia (il disorientamento di istituzioni che non sanno più chi sono, cosa fanno e cosa vogliono), L la lunghezza delle catene di parole usate per descrivere qualunque banalità e A il livello di astrazione dei termini, il loro indice di scostamento dal piano concreto. Il responso è che non ci capiamo più un tubo. Rotante.