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Dalla politica al misticismo. La Palestina come allegoria totale
Nel volume "La luce del risveglio" e negli eventi di Anima Mundi, la lettura del conflitto scivola da scenario internazionale a paradigma interiore: decolonizzazione della mente, prove iniziatiche e richiami alla teosofia di Blavatsky
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Se appena qualche anno fa mi avessero parlato della presentazione del volume La luce del risveglio nel quadro di un’iniziativa chiamata Anima Mundi, mi sarei detto: eccola là, la solita cerchia esoterica che celebra Madame Blavatsky. Se poi mi avessero letto anche un estratto del libro – “Luce di conoscenza, di unione… Il risveglio di un’idea semplice e dimenticata: che l’umanità è un tutto, un’unità organica come un corpo” – sarei stato pronto a scommettere sulla correttezza della mia intuizione. Ebbene, avrei perso. La nostra teosofa è Francesca Albanese, autrice del libro in questione, e a ospitarla è stata la rete Palestina Anima Mundi. Questa migrazione di nozioni mistiche deve far riflettere sull’ultimo tratto di una parabola pluridecennale. Una guerra concreta – con le sue ragioni politiche, nazionali, territoriali – diventa, dalla fine degli anni Sessanta, il paradigma di tutte le battaglie di decolonizzazione nel mondo; poi pian piano estende il suo raggio allegorico e si fa modello di ogni ingiustizia, il luogo in cui scrutare insieme neoliberismo, ecocidio, patriarcato, dominio bianco; infine, all’espansione segue la contrazione, il riassorbimento nell’interiorità: la reazione a Gaza diventa un cimento iniziatico, una psicomachia, la prova che si possiede ancora un’anima. “Questa consapevolezza” – cito ancora la Blavatsky minore – “ha messo in moto una sorta di ‘decolonizzazione’ della mente”. Come con le illusioni ottiche, “devi concentrarti per andare oltre l’immagine che la mente costruisce per prima”. È la variante new age di un lungo processo che, in certe elaborazioni islamiste, ha portato a congiungere, sotto le insegne di una Palestina sempre più astratta e teologizzata, il piccolo e il grande jihad, la guerra contro l’infedele occupante e la lotta per purificare l’anima dal male. In Occidente tutto questo arriva con la metafora dello smascheramento delle illusioni mediatiche interiorizzate, con l’invito a strappare il velo di Iside. Anche se per la teosofa rapporteur, a differenza della vera Blavatsky, sarebbe stato imprudente intitolare il libro Isis Unveiled.