INNAMORATO FISSO
Lettera a Laura Tecce dal campo sinti dove si gioca d'azzardo con i bit coin e si guarda "L'aria che tira"

(foto LaPresse)
Gentile Laura Tecce. E’ difficile scrivere una lettera d’amore con questo caldo e dentro a una baracca del campo rom di via Bonfadini (Milano). Sì, il lockdown mi ha rovinato e i miei amici sinti mi hanno ospitato nel campo. Siete bellissima, vi sto vedendo adesso a “L’Aria che tira” (La7). Sono un grande obeso di 56 anni. Qui al campo lavoriamo tutti in smart working ma cosa vuole… Qualche transizione in bitcoin tanto per tirare fuori quei 50 euro a giornata. Come capirà sono innamorato di lei. Potremmo vederci anche tra un’ora al “Bar Camparino”?
Un saluto. P.s.: Il mio amore è iniziato quando vi ho visto in collegamento in pieno look down in Piazza Navona. Voi sola. Nella piazza più bella del mondo. O meglio: la donna più bella del mondo nella piazza più bella del pianeta. Al “Bar Camparino” mi riconoscerà perché sono vestito da ufficiale di Marina. Grazie.
Di più su questi argomenti:
Nato a Milano il 20 maggio 1961. Vero nome: Carlo Barcellesi. Diplomato terza media presso Camera del Lavoro di Milano nel 1985, corso serale a numero chiuso. Dopo il militare lavora come sguattero in un hotel. Nel 1987 arriva ultimo a “Riso in Italy”, concorso importante a Roma per giovani. Fa ricorso e vince. Ha uno sfratto ma non riconosce la sentenza. Collabora con il Foglio dal 1986 grazie al direttore Giuliano Ferrara. E' fidanzato con Monica.
