di Adriano Sofri
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Non sono uno che si fa illusioni. Neppure sull'Ucraina
Posso permettermi di immaginare una stanza affollata con un giornalista del Kyiv Independent che chiede bruscamente a Donald Trump: “Non avevi un abito più appropriato da metterti?” E Zelensky che dice a Trump, comprensivamente: “Vedi: non hai le carte”
di
12 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 04:28 PM

Foto LaPresse
Ogni tanto perdo troppo tempo a scorrere lungo Facebook, finché non trovo qualcuno, qualcuna, che scrive: “Nell’impossibilità di ringraziare uno per uno i tantissimi che mi hanno fatto gli auguri, lo faccio qui una volta per tutte, con la più affettuosa gratitudine”. Leggo l’orario in cui è stato scritto: cinque ore fa. E i like: due, e un cuore. Allora metto un like, e mi faccio la giornata.
Non sono uno che si fa illusioni, al contrario. In Ucraina, per esempio, ho davanti agli occhi le scene dei reclutatori che danno la caccia agli uomini nelle strade, e somigliano troppo a quelle di Minneapolis per non rischiare di far dimenticare la differenza. Tuttavia ora la guerra mette di fronte un’armata ucraina di molti droni e pochi uomini a una russa di molti droni e molti uomini: l’esito sarebbe segnato se nella prima l’uso dei droni non fosse più intelligente e nella seconda la supremazia di uomini non si traducesse in perdite di vite molto, molto più pesanti. Dunque, senza farmi illusioni, tuttavia posso permettermi di immaginare - solo immaginare, non faccio foto fake - una stanza affollata, non importa se tonda o quadrata o rettangolare, senza tendaggi, le pareti crepate, con un giornalista del Kyiv Independent che chiede bruscamente a Donald Trump: “Non avevi un abito più appropriato da metterti?” E Volodymir Zelensky che dice a Donald Trump, comprensivamente: “Vedi: non hai le carte”.
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