di Adriano Sofri
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Il furto al Centro Ciro Colonna e la strada come chance per il futuro
La notte dello scorso 6 maggio tre persone hanno forzato il cancello dell'associazione di Ponticelli e rubato uno dei due furgoni. L’hanno rubato, per così dire, a se stessi, oltre che all’intero quartiere, dove anche figlie e figli di genitori fuorilegge vengono spesso affidati agli enti locali come Maestri di strada
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16 MAY 26

Foto Pixabay
Il quartiere di Ponticelli, e gli adiacenti Barra e San Giovanni a Teduccio, formano una delle municipalità di Napoli – parecchio oltre i centomila abitanti – che può lamentare un alto tasso di malavita e vantare un’alta dose di impegno civile di buona volontà. Al quale appartiene la storia bellissima dei Maestri di strada Ets. Cui fa capo una vecchia scuola abbandonata e rimessa a nuovo che ospita anche altre associazioni (E.s.t, Songart, Trerrote, Nureco, Nea Culture, Terra di Confine, Bambù, Tram, Ascender, ReMida Napoli). Si è intitolata a Ciro Colonna, un diciannovenne che un giorno del 2016 aspettava un amico in un bar. Per un maledetto caso in quel bar si trovava un camorrista, i cui rivali vennero a sparargli. Ciro, fuggendo, si fermò a raccogliere gli occhiali che gli erano caduti, e i sicari assassinarono anche lui.
Mercoledì pomeriggio al Centro Ciro Colonna si è tenuta un’assemblea affollata di operatori e frequentatori, gente di musica e di teatro e di lettere, e cittadini dei quartieri, convocati dall’appello: “Ci hanno rubato le ruote”. Il Centro aveva due furgoni, due vecchi Fiat Ducato, impiegati per prendere e riportare i bambini e i ragazzi di scuola e doposcuola – i famosi dispersi – e delle belle imprese di musica, teatro, sport, artigianato, cucina… La notte dello scorso 6 maggio tre persone hanno forzato il cancello, ci vuol poco, e rubato uno dei due furgoni. L’hanno rubato, per così dire, a se stessi, oltre che all’intero quartiere, dove anche figlie e figli di genitori fuorilegge vengono spesso affidati a maestre e maestri di strada.
Ne è nata una forte mobilitazione, sinceramente offesa. Sapeva di non poter contare sulla restituzione: anche i ladri di strada, come i loro più illustri colleghi del Louvre, si sbrigano a smontare la refurtiva e svenderne i pezzi. “Sono così triste – ha detto Cesare Moreno – di vedere ancora una volta dei giovani presi in una spirale autodistruttiva, incapaci di capire quale abisso ci sia tra il danno inferto e il guadagno immediato”.
Persone più o meno illustri si sono unite nell’appello comune: “Ci hanno rubato le ruote. Ma la storia continua. La strada siamo noi”. Maurizio De Giovanni: “Qualsiasi bastone fra le ruote non li fermerà. Chi sta sulla strada giusta non si ferma mai”. Salvatore R.: “Vivo sul lago di Zurigo... Sono il cugino di Rita G., madre di Fabio, il quale è stato ucciso un mese fa”. Rosaria D.: “Grazie a voi che mio nipote ha imparato la strada giusta”. Mena Carrillo: “Ci hanno rubato le ruote. Stiamo a piedi!” E Maurizio Braucci, Maurizio Capone, Oyoshe, Marco Rossi Doria... La signora Mimma. Don Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli: “Certi furti non riguardano soltanto un mezzo, riguardano il cammino, i sogni. La possibilità di raggiungere luoghi, incontri, futuro. Chi ha portato via quel pulmino forse non ha capito una cosa essenziale: si possono rubare delle chiavi non il viaggio... Il vostro nome, Maestri di strada, è bellissimo perché racconta una verità profonda: la strada può diventare abbandono, oppure è possibilità di quel futuro di cui ha bisogno la nostra Napoli... Vi chiedo di non lasciare che questo gesto sporco vi faccia perdere fiducia nella bellezza e nel futuro. Conosco Cesare, la sua ostinazione nel bene, e so che non sarà così. Ma ho premura di dirvelo. Il mondo sarà sempre diviso tra chi sottrae e chi costruisce, e voi state dalla parte giusta, di chi costruisce legami, speranze, futuro. A volte il bene viene ferito, sì, ma il bene ha una forza invincibile. Si rialza sempre, e ogni volta che si rialza diventa ancora più contagioso”.
E comune e regione, dai quali ci si aspetta finalmente il riconoscimento istituzionale del Centro Ciro Colonna all’interno della rete dei poli multifunzionali del Comune napoletano.
Anch’io conosco Cesare Moreno, conobbi Carla Melazzini. Ho conosciuto alcuni loro ragazzi e ragazze di strada. La strada sono loro. [email protected]
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