La povertà è seccante, ma è una conferma

Ho scoperto con rammarico che Lea Melandri “non ha un reddito che le consenta di vivere e di curarsi”, ma sono stato contento di vedere della solidarietà. È partita una petizione per chiedere di attivare la legge Bacchelli. Ha un bellissimo titolo: “Dire grazie a Lea”. Esonera dall’imbarazzo di sentirsi generosi, permette di sentirsi grati, e dirlo

10 GIU 26
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Foto Facebook Lea Melandri

Si pensa di conoscere una persona, “da sempre”: così io di Lea Melandri, da quando eravamo insieme matricole a Pisa. Poi si scopre che è “indigente”, e che “a 85 anni non ha un reddito che le consenta di vivere e di curarsi”, e ci si chiede che modo è di conoscersi questo, che non fa interrogarsi se l’altra, l’altro, se la stia vedendo con la povertà. Come nelle civiltà in cui le persone si incontrano e si chiedono: “Hai mangiato?” Non lo immaginavo, e però nel momento stesso in cui l’ho letto, nell’appello che persone amiche e intelligenti hanno scritto per raccomandare l’attribuzione del vitalizio intitolato a Bacchelli, l’ho trovato del tutto appropriato, aspettato. La povertà è seccante, ma è una conferma. Lea è una persona che ha sempre preso molto sul serio la vita - i desideri, le esperienze, le attrazioni e le repulsioni- propria e altrui, e si è sempre misurata con la ruvida corrispondenza fra i pensieri e la pratica in cui consiste la morale.
Fin da quella scelta di più di sessant’anni fa che mi sorprese e mi dispiacque, di abbandonare la Normale e i suoi privilegi, lei “figlia di genitori poveri che le avevano dato il privilegio dello studio”. (Un paio d’anni dopo avrebbe preso la stessa decisione Carla Melazzini, che mirava alla stessa coerenza benché non venisse da genitori poveri). Dice, l’appello, che “Lea Melandri ha attraversato e segnato in profondità la storia culturale e politica italiana: con la sua scrittura, il suo attivismo, il suo insegnamento, la sua riflessione sul corpo, sulla sessualità, sulla famiglia e l’infanzia, sulla violenza e sui rapporti tra i generi, ha contribuito a trasformare il modo in cui pensiamo oggi la libertà, il desiderio, la pedagogia e la relazione tra esperienza personale e dimensione pubblica”. In un bell’intervento su Internazionale, diffusamente ripreso dai social, Annalisa Camilli ripercorre la vita di Lea, come ha fatto Concita De Gregorio ieri su Repubblica. L’appello ha raccolto migliaia di firme, e chissà quante ancora ne raccoglierà. Ha un bellissimo titolo: “Dire grazie a Lea”. Esonera dall’imbarazzo di sentirsi generosi, permette di sentirsi grati, e dirlo. Di manifestare, con la cautela di cui Lea è stata maestra, il proprio amore.