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E perché no un Mattarella III? Variante fantastica sul Quirinale, con guida pratica per ottenerla
Pur al secondo mandato, come il suo predecessore, il presidente della Repubblica potrebbe sulla carta arrivare a un ulteriore settennato. Con le politiche alle porte, al Quirinale si aprono vari scenari
2 LUG 26

Sergio Mattarella
Invidioso come sono di Paolo Sorrentino, e frustrato dalla mancanza di una grossa produzione che mi dia fiducia, oggi ho l’occasione di rifarmene alla grande. Me la offre l’andirivieni scatenato da Giorgia Meloni attorno al vivo e vegeto, benché allarmato, direi, titolare del Quirinale, come quello di ingordi pretendenti rivali all’eredità di un avo di cui peraltro è stabilito che debba passare a miglior vita – la pensione – solo a febbraio del 2029. Dunque questo andirivieni dovrebbe durare poco meno di tre anni, e mettere a dura prova i nervi del Presidente e del pubblico, noi tutti - tutte. A meno che…
Come hanno capito anche i muri (si dice ancora così, ma i muri hanno orecchie, gli inquilini non sempre, ed è come parlare al muro) il disegno lungimirante di Meloni e della sua coalizione è di varare in fretta e furia una ennesima legge elettorale il cui premio produca una maggioranza autosufficiente, bastante cioè a eleggere da sola il nuovo, o, magari, la nuova, Presidente della Repubblica. Non è detto che ci riescano: se sì, si andrà alle elezioni politiche, più o meno anticipate, fra un anno circa.
Qui interviene la variante fantastica Mattarella, cioè Sorrentino, cioè io. La Costituzione italiana, fin dai dibattiti sulla sua elaborazione, si pose il problema della non rieleggibilità del Presidente della Repubblica, immediata – cioè di un secondo mandato di seguito – o no – con un intervallo fra il primo e il secondo. Nonostante molti e autorevoli pareri favorevoli – il settennato sembrava lungo abbastanza da garantire continuità e stabilità dell’istituto, e indipendenza relativa dagli accidenti parlamentari – non se ne fece niente, e la Costituzione, semplicemente, non si pronunciò: dunque, tacendo sulla rielezione, la autorizzava.
La questione si ripresentò periodicamente nell’ormai lungo periodo repubblicano. Prevalevano le preoccupazioni circa uno svolgimento para-monarchico della carica, quattordici anni!, per persone mediamente di età avanzata al momento dell’elezione, ma non si arrivò mai a concludere. Finché Napolitano prima, Mattarella poi, resero quasi un’abitudine il rinnovo, una monarchia minore non dinastica, non ereditaria, e in un’aura di ultima risorsa. A un simile svolgimento si prestava anche la longevità crescente, la stessa che fa immaginare a un energumeno dalle facoltà mutilate come Donald Trump di escogitare appigli per una terza elezione, colpi di Stato compresi, pur in un paese che invece la terza elezione ha saputo prevederla ed escluderla per legge. (Della seconda ha fatto una vera abitudine, con protesi dinastiche).
Qui è l’asso nella manica di Mattarella – mio, per il momento. La mossa del cavallo. Mattarella si dimette – questo si può fare, è successo quattro volte – prima delle prossime elezioni politiche, costringendo dunque il Parlamento nella composizione attuale a eleggere il suo successore. Ciò che potrà fare solo trovando un accordo fra maggioranza e opposizione, o fra una parte della maggioranza e una parte dell’opposizione – è questo che finora ha fatto sì che i presidenti della Repubblica siano stati, non “tutti di centrosinistra”, come esagera Meloni, ma tutti più o meno fedeli alla Costituzione repubblicana e antifascista (con qualche tintinnare di sciabole). A quel punto il mondo politico italiano, già segnato da uno stato di fibrillazione non distante dal tasso ufficiale di ubriachezza molesta, sarebbe nel caos. Fino a che una voce tipicamente responsabile – c’è sempre un saggio di turno, una riserva della repubblica per il pronto soccorso – suggerisse l’uovo di Colombo: torniamo da Mattarella, scongiuriamolo, non può disertare. Detto, fatto. Mattarella rieletto, nel 2027, resterebbe in carica fino al 2034. Avrebbe 85 anni alla rielezione (la terza), e appena 92 allo scadere del mandato. Quando le posizioni reciproche del mondo politico si fossero chiarite più nettamente, e il gioco si presentasse in alternative o in consensi limpidi.
A meno che… La Costituzione non vieta una quarta rielezione.
(Paolo Sorrentino voglia riconoscermi un piccolo passo, sia pure striminzito come questo nero su bianco, oltre la Grazia. E’ gratis).