L'Estonia e il coraggio di Džochar Dudaev

Nato in Kazakistan, simpatizzò per le aspirazioni nazionali estoni, ne studiò la lingua, e al momento di obbedire all’ordine di reprimerne la ribellione indipendentista scelse di mandare in dono delle cucine da campo. Il paese è ancora devoto alla sua memoria

3 LUG 26
Immagine di L'Estonia e il coraggio di Džochar Dudaev

Foto Lapresse

Com’è noto, notissimo, la Russia di Putin non vede di buon occhio le repubbliche baltiche, e in particolare l’Estonia. L’altroieri, in coincidenza con la chiusura russa dei varchi di frontiera con Finlandia Estonia e Lettonia, cioè con l’Unione Europea, la famosa portavoce degli esteri Maria Zacharova ha ammonito l’Estonia, che favoreggia il terrorismo fin dagli anni ‘90, quando appoggiò il leader dell’indipendentismo ceceno, Džochar Dudaev. La storia vera è molto più interessante di così. Dudaev (1944-1996, pron.Dudayev) era nato in Kazakistan, dove il popolo ceceno era stato deportato da Stalin col pretesto, infondato quanto abituale, di intelligenza col nemico nazista.
Era stato un militare di carriera nell’Unione Sovietica, e si era distinto per il coraggio, anche sul fronte dell’invasione dell’Afghanistan (di cui si sarebbe presto pentito) così da raggiungere il grado di maggiore generale dell’aviazione e, nel 1987, il comando della base aerea di Tartu in Estonia. In quella veste, simpatizzò per le aspirazioni nazionali estoni, ne studiò la lingua, e al momento di obbedire all’ordine di reprimerne la ribellione indipendentista scelse di mandare in dono delle cucine da campo. Nel 1990 si dimise dall’Armata Rossa e rientrò a Grozny, divenendo nel 1991 il presidente della Repubblica di Ichkeria. A capo di quel minuscolo paese, tenne testa all’esercito russo in quella che si chiamò la prima guerra cecena. Fu ucciso da un missile nel 1996, quando un aereo russo intercettò una sua chiamata satellitare. L’Estonia è ancora devota alla sua memoria.