Davvero tutti gli scrittori italiani mancano di stile?
Fa bene Giorgio Ficara in “Lettere non italiane” (Bompiani) a lamentare la mancanza di stile di molti scrittori italiani, “dovuta precisamente a noncuranza morale: tutto in essi ci sembra monotono, uguale, scritto da un’unica mano. Oggi gli autori di certi romanzi sono riconoscibili unicamente dal nome sulla copertina”.

Fa bene Giorgio Ficara in “Lettere non italiane” (Bompiani) a lamentare la mancanza di stile di molti scrittori italiani, “dovuta precisamente a noncuranza morale: tutto in essi ci sembra monotono, uguale, scritto da un’unica mano. Oggi gli autori di certi romanzi sono riconoscibili unicamente dal nome sulla copertina”. Fa male a citare, fra i pochi scrittori di stile, solo novantenni e ottantenni o quando va di lusso settantenni, dimenticandosi di Bugaro, Culicchia, Nesi, Nori, Picca, Santoni, oltre che di Camilla Baresani e Rosa Matteucci: per riconoscerli a me non serve la foto, mi basta una pagina, a volte mezza. E fa malissimo a non citare Geminello Alvi: fra tutti gli autori italiani da zero a cento anni è l’unico a costantemente definire “invasione dei mori” ciò che media e mondo ovinamente definiscono migrazione. Se non è stile questo… Insomma gli scrittori di stile non mancano, sono i lettori di stile a scarseggiare (mai visti Geminello, Rosa, Camilla in classifica). I critici letterari comincino a criticare i lettori: loro sì colpevoli di noncuranza morale.
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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).
