Per moltiplicare l'arte serve moltiplicare i ricchi

“Gli artisti vanno dove ci sono committenze, mercato e collezionismo” ricorda Rachele Ferrario in “Les italiens. Sette artisti alla conquista di Parigi”
16 GEN 18
Ultimo aggiornamento: 19:10
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Ci si metta in testa che l’arte abbisogna di soldi, libero mercato, libero contante. “Gli artisti vanno dove ci sono committenze, mercato e collezionismo” ricorda Rachele Ferrario in “Les italiens. Sette artisti alla conquista di Parigi” (Utet). Merito del libro è mostrarci la straordinarietà intellettuale, prima ancora che artistica, dei pittori italiani furoreggianti in Francia cento anni fa. Il meglio del meglio erano i fratelli De Chirico, Giorgio e Alberto (in arte Alberto Savinio). Entrambi ribadivano continuamente il legame fra arte e quattrino. “Già in Italia avevo realizzato alcuni disegni e acquerelli. Ma è a Parigi che mi sono messo a dipingere, a Parigi ho trovato compratori delle mie tele, gallerie dove esporle, mercanti per venderle”, scrive Alberto. L’unica alternativa italiana era Milano, la “simpatica città del risotto, del panettone e dei collezionisti di pittura” come la definisce Giorgio. Collezionisti ossia uomini ricchi, milionari da moltiplicare con qualsiasi mezzo (flat tax?), se non vogliamo accontentarci dei capolavori di cento anni fa.