Passatista? No, edonista

La "vita notturna" è inevitabilmente diventata prerogativa dei rider. Ma le meraviglie del frigorifero non se le può permettere nessun locale da zainetto
20 GEN 21
Ultimo aggiornamento: 05:00
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Carstian Luyckx, Natura morta opulenta, 1650&nbsp;<br />

Alle nove di sera esco in tabarro nella città semideserta di pedoni e però trafficata da zainetti sfreccianti. I ciclisti, quasi mai italiani, sono alieni per me. Io, così visibilmente autoctono, sono alieno per loro e però succede che, affannati, disorientati, mi chiedano un indirizzo: dunque per scovare certi borghetti, certi vicoli, i nativi sono tuttora meglio delle mappe telefoniche. La tentazione di usufruire del servizio non mi viene proprio. Non vorrei mai avere sulla coscienza un incidente (vanno a velocità assurde, non sembrano fare molta attenzione agli incroci). E poi se gli zainetti piacciono a così tanta gente non possono piacere a me. Ho buone gambe, bicicletta, automobile: se voglio qualcosa me la vado a prendere. Ho un frigorifero e una dispensa, basta che apra uno sportello e trovo meraviglie che nessun locale da zainetto può permettersi: il burro Fratelli Brazzale, l’olio monocultivar coratina del Frantoio Muraglia, l’aceto di miele Mieli Thun, il formaggio stravecchio di Malga Cima Larici, il salame Matusalam della Fattoria di Parma, i pomodorini datterini Mutti, la colatura di alici Delfino, lo zafferano di Persia Platinum Extra, il riso Volano della Grandi Riso, le mezze maniche semi-integrali Pingue trafilate al bronzo, le candele Pasta Reali Siti, sempre al bronzo… Metto l’acqua sul fuoco e nel tempo che i divanisti impiegano per ordinare alla servitù cibo scadente io porto in tavola un piatto eccelso e libero. Passatista? No, edonista.