Per l'arte ci sono stati tempi peggiori del presente

Se ne parla ne "Il sublime astratto". Il 1948, ad esempio, fu davvero un brutto tempo
21 FEB 24
Ultimo aggiornamento: 04:50
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(Unsplash)

Si legga “Il sublime astratto” (Johan & Levi) per capire che riguardo l’arte ci sono stati tempi peggiori del presente. Pietro Conte vi ha raccolto i testi cruciali della polemica che si scatenò negli Usa fra i sostenitori dell’arte figurativa e i partigiani dell’arte astratta (dell’arte astratta americana, diversa dall’arte astratta europea). Era davvero un brutto tempo il 1948, dal punto di vista dell’arte. Il pittore-pensatore newyorchese Barnett Newman scriveva assai compiaciuto: “E’ stato questo desiderio di distruggere la bellezza a dare il la all’arte moderna”. E poi, chiarendo meglio: “Invece di costruire cattedrali a partire da Cristo, o dalla vita, le stiamo edificando a partire da noi stessi”. Da simili parole, e dalle relative opere (spesso per nulla brutte, spesso, contraddittoriamente, di grande eleganza), scaturirono decenni di solipsismo e nichilismo. Non che in quell’ambiente il nichilismo sia acqua passata (la Biennale ne rigurgita ancora). Non che Cristo sia tornato alla base della produzione artistica (figuriamoci). E però in fiere e gallerie oggi si vedono, e si vendono, quasi soltanto quadri figurativi. Il peggio è passato, la realtà è tornata (pregando che l’intelligenza artificiale non ce la sottragga un’altra volta).