Bambini nel Bosco e il “Leviatano educativo”

Se lo stato controlla l’istruzione, l’educazione è coercizione. Il sequestro giudiziario dei bambini australo-abruzzesi non è una stortura, ma la conseguenza inevitabile di un sistema collettivista

14 MAG 26
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Foto LaPresse

“Neanche la Russia comunista è arrivata al punto da imporre un “comunismo dei bambini”” scrive Murray Rothbard in “I danni della scuola di Stato” (Liberilibri). Se ne deduce che il giusnaturalista americano non ha fatto in tempo a vedere l’esproprio statale dei Bambini del Bosco, che pure sembra prefigurare nella frase immediatamente successiva: “Questo è l’obiettivo logico degli statalisti dell’istruzione”. Certo, se lo Stato controlla l’istruzione, l’educazione diventa coercizione. Non può non diventarlo. Le assistenti sociali che cosa possono produrre se non socialismo e dunque socializzazione, statalizzazione della prole? Il sequestro giudiziario dei bambini australo-abruzzesi non è una stortura, è la conseguenza inevitabile di un sistema collettivista. “L’educazione moderna ha abbandonato le funzioni scolastiche dell’istruzione a favore della modellazione della personalità totale, per usurpare il più possibile il ruolo educativo della famiglia”. Che Simone Pillon, nuovo avvocato dei genitori espropriati, legga questo libro. E che Dio lo assista contro il Leviatano.