Contro la maternità surrogata non ci resta che il lupo di Gubbio

L'animale ammansito da san Francesco dovrebbe tornare in servizio e mangiare il direttore di Umbrialibri, Nicola Lagioia, e sua moglie Chiara Tagliaferri. Chi traffica con gli embrioni “si sostituisce a Dio”, scriveva Ratzinger

26 MAG 26
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Foto Ansa

Lupo di Gubbio, miracolosamente ammansito da san Francesco che ti chiamò Frate Lupo e ti perdonò siccome “per la fame tu hai fatto ogni male” e perché promettesti, dandogli la zampa, di non sbranare più gli incolpevoli eugubini, è ora di tornare in servizio: devi mangiare Nicola Lagioia. Poiché dirige Umbrialibri, lo scrittore barese dovrebbe passare presto vicino alle tue zanne: divoralo! Non lo conosci? Non hai fame? Fa niente, Frate Lupo: lo devi mangiare non perché appetitoso (in foto risulta gracilino), non perché noioso e borioso (l’Italia è piena di scrittori così), ma perché insieme alla moglie Chiara Tagliaferri ha avuto una figlia affittando un ventre, con la cosiddetta gestazione per altri che è schiavitù per altri: “La maternità surrogata considera il corpo di una donna come uno strumento animato, la definizione letterale di schiavo per Aristotele” (Jean-Luc Marion).
Lagioia ha calpestato la dignità femminile e offeso la maestà divina: chi traffica con gli embrioni “si sostituisce a Dio”, deplora Ratzinger nella “Donum vitae”. Sii strumento dell’ira di Dio, Frate Lupo! Sulla ripugnante vicenda la Tagliaferri ha per giunta scritto un libro, e non per cospargersi il capo di cenere bensì per menarne vanto. Se viene in Umbria anche la moglie, mangia anche la moglie.