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Satiro per un giorno
Meglio pensare alla Bisceglie di Cesare Fracanzano piuttosto che a quella del pulmino dello Strega
24 GIU 26

Foto Ansa
Al pulmino di Bisceglie si preferisca il pittore di Bisceglie. Molto meglio Cesare Fracanzano, protagonista della mostra “Barocco. Allegorie del sensibile” alla Galleria Nazionale di Bitonto, dove infatti mi sono precipitato. Fracanzano nacque nel 1609 nella piccola città di Marcello Veneziani e dell’ormai famigerato pulmino (forse lo sanno tutti ma lo ripeto: è sul pulmino del Premio Strega diretto alla presentazione di Bisceglie che è cominciato il tragicomico processo allo scrittore Michele Mari, reo di maschilismo). Il quadrone al centro della mostra si intitola “La famiglia del satiro” ed è un capolavoro di sessismo, oltre che di pittura. Tutti i ruoli sono perfettamente pennellati: lui, il satiro, fuma beato in posa da patriarca mentre lei, la satiressa, accorre premurosa, ancillare e avvenente (no, non farò confronti estetici con scrittrici del passato o del presente: sono un maschilista gentiluomo). Poi ci sono i figli, il satirello che in quanto maschietto gioca col cane da caccia, e la satiretta che, da femminuccia, si imbelletta. A questo pittore visionario devo un sogno reazionario: trasformarmi in satiro, almeno per un giorno.
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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).
