L’irrazionalità degli esperti: perché persone intelligenti dicono cose stupide sul Covid
Il dibattito pubblico su virus e dintorni è un campionario di bias cognitivi, causati anche da scienziati o intellettuali molto prestigiosi

Emmett Brown, detto doc, è lo scienziato pazzoide di Ritorno al futuro (Back to the Future), film del 1985 diretto da Robert Zemeckis <br />
Il dibattito pubblico su Covid-19 e dintorni è un campionario di bias cognitivi, gli stessi che portano le persone comuni a credere alle superstizioni e alle medicine alternative. Fatto singolare, ma non sorprendente, è che a usare questi bias siano anche scienziati o intellettuali, anche molto prestigiosi. Sin dai primi giorni della pandemia abbiamo ascoltato esperti, ergo persone intelligenti, parlare nei media per “sentito dire” sulla durata del fenomeno pandemico, sull’efficacia delle misure di controllo (mascherina sì o no), sui tamponi (a chi farli e quanti farne), sulle conseguenze di aprire le scuole, sulla durata dell’immunità contro il virus, sulle cause della cosiddetta seconda ondata. Ovvero senza fornire prove di quanto dicevano. E poi se il virus è attenuato o meno, se gli asintomatici sono malati, se il vaccino debba essere un bene comune, quanto i vaccini siano controllati per sicurezza ed efficacia. Abbiamo assistito a una saga dell’irrazionalità, talvolta nella forma particolare, studiata dagli psicologi cognitivi, delle “persone intelligenti che pensano/dicono cose stupide”.
Prendiamo gli scienziati che pur non avendo prove dicono che sui vaccini non ci sarebbero abbastanza dati e trasparenza, che sono stati fatti troppo in fretta o lasciati nelle mani del mercato. Ebbene se l’esperto in questione applicasse lo stesso ragionamento a scelte molto più rischiose che egli fa ogni giorno, come prendere un areo che magari è al suo primo volo o inforcare una potente moto/auto appena uscita dalla fabbrica, dovrebbe andare a piedi. O cercare dei dati che non saprebbe leggere se non è un ingegnere aeronautico o meccanico. O aspettare che i veicoli abbiano fatto abbastanza chilometri senza fare incidenti.
Non solo. Un numero significativo di persone intelligenti morì a causa di incidenti stradali, perché dopo l’attentato dell’11 settembre decise di non salire più su aereo, malgrado restasse il mezzo di trasporto di gran lunga più sicuro. Perché accade quello che vediamo? Probabilmente siamo di fronte a due fenomeni. In generale, le persone competenti in un ambito conoscitivo non appena escono dall’ecosistema delle loro conoscenze sono prede di una batteria di bias di senso comune che le portano a credere di sapere cose che non sanno (che non si sanno), e meno esse sanno e più si irrigidiscono su quello che pretendono di sapere (l’effetto Dunning-Kruger è vero come la gravità).
Gli esperti non sono immuni dai nostri bias. Inoltre, essere intelligenti non garantisce di essere anche razionali. Lo psicologo Keith Stanovitch ha dimostrato che intelligenza e razionalità sono abilità separate. Da cui il fenomeno a tutti noto delle persone intelligenti che si comportano in modo irrazionale. Così come esistono la dislessia o la discalculia – dove una disabilità è definita dal fatto che qualcuno manifesta in un dominio di abilità importante risultati inferiori a quelli che ci si aspetterebbe per età cronologica, intelligenza misurata ed educazione appropriata all’età – si dovrebbe parlare di disrazionalità. La disrazionalità sarebbe l’incapacità di pensare e comportarsi razionalmente nonostante un’intelligenza adeguata o anche spiccata, cioè risultare molto meno razionale rispetto livello della capacità intellettuale dell’individuo (determinata da un test individuale del QI).
Un famoso sondaggio sulle convinzioni pseudoscientifiche dei soci del Club Mensa, in Canada, costituito da persone con elevato QI (nel 2 per cento più alto), ha trovato che il 44 per cento credeva nell’astrologia, il 51 per cento nei bioritmi e il 56 per cento nei visitatori extraterrestri. La storia è zeppa di scienziati geniali che credevano a fenomeni spiritici e analoghe sciocchezze. E sappiamo di persone di grande successo vittime degli schemi Ponzi/Madoff o simili. Per Saul Bellow “una grande quantità di intelligenza può essere investita in ignoranza, se il bisogno di illudersi è profondo”. O di anche di apparire nei talk show sulla pandemia in corso.