Società
Saverio ma giusto •
In tempo di riforme strutturali, una proposta: via la cucina dalle nostre case
Ci sarebbero benefici economici e sociali: risparmi su ogni voce di spesa domestica e calo drastico delle liti familiari. E mangiare al ristorante mette joie de vivre ed è più sostenibile. Scavolini? Ha già i mobili e gli allacci, si converte in catena di fast food

Photo by Zakaria Zayane on Unsplash <br />
Visto che finalmente si può (anzi, si deve!) parlare di riforma catastale, ripensare il fisco, rivedere il nostro stile di vita, ridistribuire le risorse, mettere mano a riforme strutturali che abbiano impatto sulle persone e sulla società, e non da ultimo creare lavoro e impresa sfruttando le risorse europee, lancio qui una proposta concreta, un piano ambizioso e rivoluzionario che può cambiare le nostre vite in modo vantaggioso e più sostenibile: eliminiamo la cucina dalle nostre case. Sì care amiche e cari amici, avete letto bene: via la cucina da tutte le case! E con essa il lavandino, la lavastoviglie, la cucina a gas o il piano a induzione; può restare (da collocare dove meglio si crede, a questo punto anche in bagno) giusto un frigo ma più piccolo, tipo frigobar nelle camere d’albergo, per tenere in fresco l’acqua minerale o quei medicinali che vanno conservati a certe temperature. Per la colazione, il pranzo o la cena ci sono bar e ristornati che dovranno, s’intende, garantire servizio h24 e aggiungere alla loro offerta anche un “menù bambini piccoli” fatto di pappe e omogeneizzati, per chi è svezzato ma non ancora dentato.
Ovviamente resterebbe sempre permesso l’asporto, delivery o take away: a essere illegale sarebbe solo la detenzione domestica della cucina, non della sala da pranzo. Eliminare la cucina dalle case significa ridurre drasticamente consumi privati e incidenti domestici (si calcola un -98 per cento di dita tagliate, ustioni e fughe di gas), ma anche una significativa diminuzione di liti famigliari giacché fornelli, piatti da lavare e spazzatura da buttare sono motivi di attrito più che di convivialità. Mangiare fuori invece è sicuro, garantito dall’ufficio d’igiene e dai Nas dei Carabinieri; aiuta la parità di genere (andando sempre al ristorante non c’è da fare spesa né da cucinare, e nessun* deve mettersi a fare la massaiaə per il resto della famiglia); mette allegria e joie de vivre; ed è più sostenibile, non solo per l’ambiente. Economicamente, l’abrogazione della cucina dalle case sarebbe vantaggiosissima: una casa senza cucina né angolo cottura è una casa dove si risparmia su ogni voce di spesa domestica (dalle bollette alla spesa). E con la stanza – o angolo – guadagnati si possono fare una sala hobby, una camera da subaffittare o crescere un figlio, oppure avere finalmente uno spazio adibito allo smart working.
Bandire le cucine da tutte le case significa affari d’oro e lavoro garantito per il settore della ristorazione, ai quali sarà ovviamente concesso di mantenere tutti i dehor per fare fronte alla domanda. In cambio, oltre a una riduzione dei prezzi (e del sale nelle pietanze, sennò è emergenza sanitaria), il settore della ristorazione si fa carico di maggiori oneri fiscali, bilanciando cioè lo sgravio al quale tutti i cittadini andranno incontro – è chiaro infatti che una casa senza cucina varrà di meno; ma ne guadagnano tutti, anche in qualità della vita. Certo, ci saranno ricadute occupazionali: la Scavolini o chiude (tanto gli operai verrebbero tutti assunti come camerieri, ci sarà moltissima domanda e stipendi giocoforza alti) oppure, già che hanno tutti quei mobili da cucina, fanno gli allacci e convertono i negozi in una catena di fast food – biologici, ci mancherebbe. Gli alimentari e i banchi del mercato diventano fornitori dei ristoranti, o ristoranti a loro volta – possono anche non fare i lavori per la cucina e aggiungere solo i tavoli, tanto ormai il crudo va tantissimo, di qualsiasi alimento, persino la pizza adesso va di moda non cuocerla più e mangiarsi l’impasto. Se siete d’accordo con questa rivoluzione, stasera cena svuotafrigo e da domani tutti al ristorante.