Pronti a un'ondata di migranti super-ricchi

Milano rischia di diventare una sorta di Lampedusa per milionari in fuga, con jacuzzi piene di gente come fossero carri bestiame e insufficienti scorte di champagne

29 APR 26
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La scena finale del film Mr. Deeds (2002), con le Chevrolet Corvette rosse che Adam Sandler regala a tutti gli abitanti di Mandrake Falls

Prepariamoci a una nuova ondata di immigrati, stavolta però da Dubai, Yacht e jet privati potrebbero presto portare in Italia migliaia di super-ricchi, che non si sentono più al sicuro negli Emirati presi di mira da missili e droni iraniani. E non possono neanche lamentarsi: le cronache occidentali raccontano che chi posta sui propri social video di bombardamenti o di altri disagi, rischia il carcere. In questi giorni lo sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum ha dato il via a un’operazione di rilancio per Dubai: ha ottenuto fondi, dato garanzie, e dice che solo il dodici per cento degli expat non è rientrato dopo l’iniziale fuggi-fuggi. Sarà; eppure si racconta che i grattacieli emiratini non siano più pieni come prima. Ma soprattutto, è ormai di dominio pubblico che molti miliardari, che fino a poco tempo fa aspiravano a diventare emiri o sceicchi, ora sognano di riconvertirsi in bauscia; e cercando casa a Milano.
Il capoluogo lombardo rischia così di diventare una sorta di Lampedusa per super-ricchi in fuga, con jacuzzi piene di gente come fossero carri bestiame e insufficienti scorte di champagne. Bisogna iniziare sin da subito a prevedere aiuti, rifornendo le mense Caritas di aragoste, caviale e ostriche con le perle dentro; e urge un piano di accoglienza che faccia sentire questi ricchissimi presto integrati nella società e nel tessuto meneghino, fare cioè di Milano la Riace dei miliardari profughi da Dubai. Mettiamoci nei loro panni firmati: è gente che arriva dall’Arabia, e si ritrova nella nebbia; oltre allo shock culturale si rischia anche quello termico. Fortuna che i prezzi di Milano sono già gli stessi di Dubai, specie al metro quadro; questo dovrebbe aiutarli a farli sentire a casa, o comunque a fargli sentire il peso economico di una casa. Ma sarebbe bello se a Milano venisse costruito anche un nuovo grattacielo pensato appositamente per i ricchi fuggiti da Dubai: il Deserto Verticale. Un complesso residenziale che coniuga design e domotica, il tutto in sabbia bagnata. Ma non basta un’urbanistica inclusiva: Milano deve farsi accogliente anche nella sostanza.
Rimettiamoci nei panni firmati di questi profughi: è gente che viene da un paradiso fiscale come Dubai, e si ritrovano improvvisamente in Italia, un inferno tributario. Inizialmente potrebbero trovare molto esotica la guardia di finanza, gli accertamenti fiscali, le raccomandate dell’Agenzia delle Entrate; ma sono certo che alla lunga la nostra pressione fiscale possa far sentire questi ricchissimi non pienamente accolti nel nostro Paese. Non dimentichiamoci che molti fra loro erano andati a Dubai per eludere il fisco. Dobbiamo abbattere l’Iva a Milano, o come minimo chiudere un occhio, il tempo che si integrino questi nuovi immigrati. Ma Milano non può farcela da sola ad accogliere tutta Dubai. Può ospitare al massimo gli evasori fiscali e le influencer in fuga; ma come le recenti inchieste dimostrano, Milano non sembra più essere una città accogliente nei confronti delle escort. Ma sono moltissime le sex worker che vogliono scappare da Dubai -specie se scappano i clienti di cui sopra. Urge dunque un piano di solidarietà nazionale, di cui io mi candido a dare il buon esempio: sono disposto a ospitare a casa mia tutte le sex worker in fuga da Dubai. Non l’ho fatto per i profughi dall’Ucraina, non l’ho fatto per i palestinesi, ma sento che adesso è il momento di fare questo sacrificio. Dobbiamo essere generosi, ciascuno faccia quello che può: la mia casa per esempio è piccola ma non importa, vorrà dire che io e le sex worker ci stringeremo, io a loro e loro a me. Ma non ringraziatemi.