Un focolaio di Hantavirus su una nave da crociera e i talk-show italiani riaprono il casting

Ritorna una vecchia passione mai abbandonata da autori e conduttori di tutte le reti. I virologi erano rimasti in circolo come ospiti jolly. Per parlare di influenza stagionale come di Sanremo. Ora finalmente eccoli, di nuovo consacrati appena scattato con una quarantena su una nave il segnale convenuto

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12 MAY 26
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Come una nonna che tira fuori dalla credenza il servizio buono – quello che non si usa mai, tranne per i matrimoni, i funerali e le epidemie – così i talk-show in queste ore stanno già rispolverando una categoria di essere umano che credevamo definitivamente sistemata: il virologo da salotto televisivo. Costui era stato tenuto in caldo in questi anni con encomiabile sollecitudine. D’altra parte, non si sa mai. Era rimasto in circolo come ospite jolly, capace di pronunciarsi sull’influenza stagionale, sulle varianti autunnali, sull’estate che fa caldo, sull’inverno che fa freddo, sul Festival di Sanremo se capitava. Aveva scritto libri. Aveva aperto profili Instagram e consigliava l’acqua gassata come strumento per dimagrire. Il Covid, riconosciamolo, era stata per lui una stagione splendida. Una di quelle finestre storiche che si aprono raramente e che i grandi uomini sanno cogliere. Mentre il mondo tremava, lui spiegava. Mentre le famiglie si dividevano sul significato di “congiunto”, lui arbitrava. Era ovunque, in radio, sui giornali, su Facebook, con quella speciale ubiquità che di solito appartiene solo ai santi e ai candidati in campagna elettorale. E come i santi, e come i candidati, aveva la propria verità, gelosamente custodita e periodicamente aggiornata. Poi è finito in naftalina. Non scomparso, riposto. In credenza. Uno era finito pure a “Scherzi a Parte”, il che rappresenta un traguardo esistenziale che pochi medici possono vantare. Un altro era approdato direttamente al Senato della Repubblica, con la serena disinvoltura di chi considera il passaggio dal laboratorio all’emiciclo una normale progressione di carriera. Ce n’era stata pure una, biologa e semi-virologa, che per circa dodici ore era stata la candidata fantasma del Pd alle regionali in Veneto. Ma tutto questo, si capisce, era la vita di chi aspetta. Il virologo da salotto televisivo non ha mai smesso di sentire che il suo momento sarebbe tornato. E dalla MV Hondius, nave da crociera olandese in navigazione verso Tenerife, con a bordo un focolaio di hantavirus delle Ande, è arrivato finalmente il segnale convenuto.
Dev’essere una legge dell’umanità, non solo della televisione italiana. Carlo Maria Cipolla, storico serio che aveva dedicato parte del suo ingegno allo studio della stupidità umana, il che non è una contraddizione, racconta nel suo libro sulle epidemie rinascimentali di un certo dottor Nardi che nel 1621, durante un’epidemia di tifo a Firenze, radunava i cittadini in piazza e spiegava loro, con grande padronanza della materia, perché la classe medica e politica avesse sbagliato tutto. Il rimedio era certissimo e a portata di mano: un olio nel quale l’officina granducale aveva provveduto a cuocere degli scorpioni. La folla ascoltava rapita. Mancava solo il divano di un talk-show, una conduttrice che annuisce e un grafico con le frecce rosse. Il dottor Nardi è ancora tra noi, e al posto degli scorpioni cotti indica col laser il puntino sulla mappa delle Canarie come prima indicava la proteina spike. Ma il dottor Nardi, a pensarci bene, non si occupa solo di virus. Si occupa anche di Garlasco. Cambia il camice con un tailleur, affina il tono da referto a sentenza, e diventa la criminologa bionda o l’avvocato sale e pepe che su Rete 4 spiega alla folla sgomenta chi è il vero colpevole dell’omicidio e perché tutti gli altri non capiscono nulla. E’ la stessa trasmissione da quattrocento anni.