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L'Hantavirus e la nostalgia da pandemia
La nuova infezione riporta all’attualità parole come “contagio” e pratiche come l’isolamento, rifacendoci sentire tutti più giovani di sei anni. Meglio di una skin-care coreana
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13 MAY 26

Foto LaPresse
L’Italia, si sa, è un paese nostalgico. Ma anche della nostalgia si stufa presto: gli italiani vogliono sempre nuovi “vecchi tempi” da rimpiangere. Quindi, finito il revival degli anni 90, abbiamo iniziato a rimpiangere i primi anni 2000; ma adesso, riaperto il delitto di Garlasco e fatto – e visto –anche il seguito de “Il Diavolo veste Prada”, è il turno del revival del Covid. È dunque provvidenziale questo Hantavirus, che riporta d’attualità parole come “contagio” e pratiche come l’isolamento, rifacendoci sentire tutti più giovani di sei anni, meglio di una skin-care coreana.
Molti sostengono che non siamo di fronte a una nuova pandemia, l’Oms esclude persino l’epidemia; ma la verità è che sotto sotto ci piace l’idea che torni lo smart working (proprio ora che avevano detto di volerlo togliere), la didattica a distanza, il coprifuoco alle 23.00 (tanto abbiamo tutti sonno), le regioni rosse, il turismo di prossimità -tanto quest’estate con la crisi energetica e la fine delle scorte di carburante non si andava comunque da nessuna parte, tanto vale dire che non viaggiamo per evitare i contagi e passare così per cittadini coscienziosi piuttosto che poveri. E chissà se tornerà anche il dibattito fra la pace o l’aria condizionata... ma stavolta mi sembrano molto difficili entrambe. Nel dubbio, il sindaco Sala ha detto che stavolta Milano si ferma; mentre a Codogno stanno già pensando di chiudere tutto.
I virologi si stanno riscaldando a bordo campo, pronti a ritornare in partita: l’altra sera Burioni da Fazio appariva già bello ringalluzzito, tutto pimpante. E molti hanno iniziato a scandagliare le previsioni di Paolo Fox, il quale aveva previsto che il 2026 sarebbe notevolmente migliorato in primavera – eccallà! E non c’è dubbio che questo revival pandemico avvantaggerà Giuseppe Conte nella corsa alla leadership del Campo Largo (il suo staff è già al lavoro su nuovi Dpcm), e favorirà il ritorno di Amadeus in Rai – dove però la dirigenza sta pensando di affidare i bollettini del comitato tecnico-scientifico a Stefano De Martino. Nelle case, molti italiani stanno già panificando: tornano i lieviti madre (alcuni non se ne erano mai andati, e hanno continuato a vivere silenti e di nascosto in molte cucine), gli striscioni “ANDRA’ TUTTO BENE” sui balconi, i congiunti, la autocertificazioni – compilate stavolta con l’intelligenza artificiale. Certo, come primo focolaio d’innesco il mercato di Wuhan in Cina era un po’ più esotico di una discarica in Patagonia; ma del resto si sa, quando la Storia si ripete è sempre come farsa. E poi questo revival potrebbe anche rivelarsi meglio dell’originale: per ora non c’è cura né vaccino per l’Hantavirus, quindi almeno all’inizio la seccatura dei no-vax dovremmo riuscire a evitarcela; e anche la mascherina non serve, tanto questo virus non si trasmette con i droplet ma con le feci – obbligo di pannolone Ffp2? Di certo torneranno i gel igienizzanti, il plexiglas (non che serva a qualcosa in questo caso, ma è estetica pandemica), il distanziamento – non tanto con le persone quanto con i topi. E stavolta invece che con i runner ce la prenderemo con croceristi e birdwatcher. “Rimaniamo distanti oggi per riabbracciarci più forte domani”, ma anche dopodomani, non c’è mica fretta, stavolta godiamocela.