Il lavoro di Medihospes con gli enti religiosi in Italia. Un modello "socio-carismatico" da condividere

Nel rapporto con le congregazioni religiose, Medihospes ha sviluppato un modello unico: assistenza quotidiana, gestione condivisa e rispetto dei tempi della vita consacrata, per dare valore e dignità a chi ha dedicato la propria vita al servizio

20 GIU 26
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Medihospes è una grande cooperativa sociale, 6000 operatori in ogni regione d'Italia, oltre 5 milioni di ore di lavoro l'anno, 22mila persone assistite ogni giorno, impegnata quotidianamente nel compito di accogliere, assistere e curare persone con fragilità sociale e sanitaria o in stato di emergenza sociale e umanitaria. Riceve riconoscimenti, anche dalle Nazioni Unite. Ma questa è solo una premessa. Perché ogni attività, ogni assistenza ha una sua storia particolare e “l'accompagnamento che Medihospes offre da anni a tanti enti religiosi in Italia merita di essere raccontato, ma con discrezione amorevole”, dice Vittoriana Portelli, che da molti anni per Medihospes sviluppa i progetti sociali e socio-assistenziali con gli enti ecclesiastici, un lavoro che ha elementi di unicità.
 “Partiamo dalla realtà” dice Portelli, “le congregazioni religiose femminili e maschili in Italia hanno una percentuale crescente di membri anziani, 70 - 80 anni e spesso molto di più, e vivono assai sobriamente”. La loro pensione rispecchia la professione (insegnanti, educatori, infermiere etc..) normalmente subordinata, che hanno potuto svolgere, ma in tanti casi si sono dedicati esclusivamente alla loro vita religiosa e sovente riescono ad avere soltanto la pensione minima sociale. Se a questo uniamo la constatazione che in tante congregazioni religiose c'è scarsità di vocazioni - e quindi di giovani che possano prendersi cura degli anziani - si capisce infine che queste stesse congregazioni hanno il problema di come garantire un'assistenza alla persona, continua e su misura. E qui si è creato un legame. “Medihospes è nata per iniziativa di un sacerdote, parroco del suo paese, per i bisogni materiali oltre che spirituali dei parrocchiani. Questa matrice ideale ci ha favorito nel capire quel che accade” riprende Portelli, “con tante congregazioni si è stabilito negli anni un rapporto di lealtà basato in fondo sull'identica visione della propria missione” e su che cosa ciascuno possa fare per raggiungerne gli obbiettivi.
Oggi in Italia sono oltre 70 gli enti religiosi con cui Medihospes collabora, per conto dei quali gestisce sia servizi di assistenza alla persona (prevalentemente rivolti ad anziani, disabili, minori a rischio e fragilità sociali) che case di riposo, Rsa, centri diurni Azheimer, case famiglia, strutture riabilitative e hub per adolescenti con problemi di salute mentale. E proprio in questa cornice emerge il prezioso lavoro con le congregazioni religiose. “Gli ambiti riguardano la gestione delle infermerie per le religiose anziane, il sostegno nella gestione delle opere delle varie congregazioni, la valorizzazione dei beni di ciascuna congregazione attraverso l'impiego degli spazi per opere sociali e di solidarietà e non ultima la condivisione di progetti in cui laici e religiosi si uniscono per dar vita o proseguire l'opera religiosa stessa” continua Portelli. Sovente Medihospes agisce fornendo alle Case di riposo per religiosi i servizi di assistenza infermieristica, tutelare e alberghiera, e in questa dimostrazione di ciò che si possa raggiungere con la stima reciproca vi è un elemento originale. Lo spiega Portelli: “dall’esperienza di gestione e di cammino fatta con le tante congregazioni è nato un modello di gestione condiviso, il cui elemento innovativo è il Team direttivo. Vi siedono, coordinando il lavoro quotidiano, la Superiora di ciascuna casa religiosa dove Medihospes lavora, una coordinatrice di Medihospes, la suora che anima spiritualmente la casa e la suora economa. Abbiamo già sperimentato che nel tempo il team direttivo acquista uno stile sempre più partecipativo, perché chi lavora e chi è assistito sono parti di una sola comunità, per meglio dire una fraternità”. Evidentemente questo modello risponde alle aspettative comuni nell’ambito dell’attuale vita religiosa in Italia, perché è stato considerato condivisibile e nel gennaio 2023 è stato presentato in un convegno all'USMI, l'Unione delle Superiori Maggiori Italiane, alla presenza di 250 congregazioni religiose femminili. “E' un percorso che parte dalla sintonia e dall'osservanza delle regole e delle costituzioni di ciascuna congregazione, dalle Linee orientative per la gestione dei beni negli Istituti di vita consacrata, emanate dalla Santa Sede” sottolinea Portelli, “poi ci sono le indicazioni della CEI, la Carta europea sulle persone anziane bisognose di cura ed infine anche le linee guida di Confindustria sui modelli organizzativi dell'assistenza”.
Per definire il modello di gestione realizzato da Medihospes con le congregazioni religiose il termine corretto è “socio-carismatico”, ed osservato concretamente - nella prospettiva dell'organizzazione e del flusso di lavoro quotidiano che deve svolgere Medihospes come global service - richiede tanta (e costante) analisi e precisione, centinaia di dettagli e, soprattutto, occorre rispettare ogni giorno i tempi della vita religiosa di una congregazione.
“In definitiva, però, è semplice, perché è un lavoro condiviso, proprio perché ha a che vedere con un carisma” dice Portelli, “che è l’elemento fondamentale in ogni nostra gestione collaborativa con religiose e religiosi. Ed è qualcosa che finisce per riguardare ogni lavoratrice e lavoratore di Medihospes. Come li riguarda il proposito di dare valore e dignità ad ogni persona assistita nel periodo più cruciale della sua vita”. Un'ultima cosa: “In questo servizio avviciniamo chi ha un vissuto apostolico e di lavoro significativo. Ora, ad esempio, una suora anziana ha malattie fisiche e cognitive, ma ha ricevuto il dono prezioso di una vita completamente donata a Dio. Ed è per la consapevolezza di servire chi si ha di fronte che il nostro lavoro ha valore”.