Società
accusa e difesa •
Processo alle foto di Ray Banhoff: i roghi retroattivi sono arrivati al 2015
Gambe, cosce, culi di passaggio sono finiti nel libro del fotografo pubblicato 11 anni fa. Oggi scoppia la shitstorm provocata da post indignati su account giustizieri che invitano le donne ritratte a denunciare. La zona grigia della fotografia di strada e il repulisti arrivato alle porte del passato prossimo

FREDRIK VON ERICHSEN/DPA/AFP via Getty Images
Il 2026 va a processo contro il 2015. Quando si arriva al punto in cui la storia triste è più interessante del suo imputato, di solito non è un bel punto. Ma vediamo.
Una decina d’anni fa (sono ere geologiche, e almeno 5 generazioni) il fotografo Ray Banhoff (Gianluca Gliori) realizza a Milano un progetto intitolato Fie: foto di strada a donne inconsapevoli. Erano gambe, cosce, culi di passaggio senza nessuna liberatoria firmata. La cosa, siccome è il 2015, passa inosservata anzi ben recensita: tutti i giornali e belle riviste ne parlano con apprezzamenti. La cosa era ancora nel passato e inosservata in questo decennio fino a una settimana fa, poi l’autore ha riparlato del progetto, ha raccontato l’inizio (la chat di amici e il gruppo whatsapp in cui si scambiavano le foto delle donne). Ha usato quella parola che è meglio se la mettiamo in galera: goliardico. Perché porta solo iatture. I tempi poi sono stati pessimi: sfortunatamente pochi giorni prima era stata eletta gran caso di cronaca la chat dei porci ATM. Ricordo bene nel 2023 la chat di We Are Social, i porci dell’agenzia di comunicazione e così via, un porco dietro l’altro. Giacciono nei telefoni dei maschi schifezze a non finire.
Per l'accusa
La storia, per come viene raccontata dall’autore e da chi l’ha ripresa, ha naturalmente qualcosa di indifendibile. L’accusa ha un argomento forte e quindi solo gli scemi lo sfidano, io non lo sfido. Dice: se fotografi sistematicamente donne inconsapevoli, se punti su parti intime o erotizzate, se poi condividi quelle immagini in una chat e le trasformi in libro, allora non sei più nel recinto della street photography. L’articolo 10 del codice civile e gli articoli 96 e 97 della legge sul diritto d’autore dicono, in sostanza, che il ritratto non si pubblica senza consenso, salvo eccezioni: notorietà, interesse pubblico, finalità culturali, artistiche, scientifiche. Ma l’eccezione si ammoscia quando l’immagine reca pregiudizio alla reputazione e al decoro. C’è poi il versante privacy: GDPR, Codice privacy, consenso, informativa, trattamento, conservazione, diffusione. Se il corpo riconoscibile di una persona entra in un archivio, allora quello non è materiale dell’autore.
Sul penale meno enfasi. L’articolo 615-bis sulle interferenze illecite nella vita privata riguarda la privata dimora e quindi si adatta pochissimo alla scena interamente pubblica. Ma restano possibili altri appigli: il trattamento illecito di dati, quando vi sia nocumento. Nei casi più estremi, la diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite, se l’immagine e il contesto trasformano parti del corpo in contenuto sessuale.
La difesa però non è inesistente
Eventuale non riconoscibilità: se molti scatti non consentono di identificare la persona (assenza del volto, assenza di elementi univoci), può sostenersi che il vero “soggetto” dell’opera sia la forma, non l’individuo; la stessa Cassazione lega il diritto pieno al ritratto alla riconoscibilità delle fattezze Cass. cv., Sez. I, Ord., (data ud. 22/10/2020) 19/02/2021, n. 4477.
La libertà artistica sta ai piani alti del palazzo, articoli 21 e 33 della Costituzione. La difesa può dunque dire: attenzione a non giudicare retroattivamente il 2015 con il protocollo 2026. Questo è l’argomentino debole, segue una questione di riconoscibilità. Se alcune immagini non consentono di identificare le persone (sentenza di sopra), se mancano facce e dettagli e contesti capaci di ricondurre a una donna precisa, il diritto all’immagine diventa più difficile da azionare. E c’è la questione del bilanciamento: finalità artistica, luogo pubblico, opera pubblicata anni fa, eventuale assenza di querele, prescrizioni, vecchie circolazioni. Il diritto non lavora su formule assolute, gli garba solo il caso concreto: devi dire, o accusatore, 1) quale scatto, 2) quale corpo, 3) quale riconoscibilità, 3) quale diffusione porta un danno e a chi.
Ho chiesto il riassunto di uno scenario realistico di conclusione della vicenda all’efficientissima e costosissima AI del mio studio legale, ho solo corretto qualche aggettivo bolso, perché è sì più brava di me con i tarocchi ma scrive purtroppo come uno sturalavandini.
Scenario verosimile, se le immagini sono ancora disponibili e il caso ha eco pubblica:
- Sulla questione penale, si potrebbe arrivare a un’indagine mirata sulle foto diffuse più recenti, con esito incerto ma non irrilevante; parte delle condotte più risalenti potrebbe chiudersi per prescrizione.
- Sul piano civile il rischio per l’autore è alto: ordini di rimozione, divieti di ulteriore utilizzo, condanna a risarcimenti plurimi (una per ogni persona che agisce).
- Sul fronte privacy, è realistico un intervento del Garante con ordini di cancellazione e sanzioni economiche; l’artista potrebbe essere di fatto obbligato a ritirare il progetto o a radicalmente anonimizzarlo.
In sintesi: a distanza di anni, la via penale tende ad assottigliarsi, ma la coda lunga civile e privacy può essere molto pesante e condurre, di fatto, al disconoscimento pubblico dell’opera e al suo ritiro dagli spazi digitali e fisici.
Il processo finisce qui e ce lo dimenticheremo tra due settimane, come gli amanti del concerto dei Coldplay. Questi sono i soliti quindici minuti di impopolarità di qualcuno e like su Instagram per altri, quindi io avrei un’altra domanda più urgente che riguarda un altro stato dell’arte, quello collettivo. Siamo già a quel punto? Il repulisti è arrivato alle porte del passato prossimo? Stanno per andare di moda i roghi retroattivi?
Sono finite le buone cause contemporanee, o meglio, pure i cretini hanno capito che le molestie finiscono in procura e poi resti fregato a vita col certificato del casellario giudiziale marchiato di zozzeria. E allora si va indietro. Si fruga nel 2015, poi nel 2012, poi nel 2008. Si troveranno sicuramente cose che ho scritto anch’io nel 1999 su qualche quaderno. Mi preparo, ho capito che per il futuro servirà un fisico bestiale.