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Innovazione e transizione: la strategia tecnologica di Eni
Eni ha investito 460 milioni in innovazione nel 2025, puntando su ricerca, supercalcolo, fusione e open innovation per guidare la transizione energetica senza rinunciare alla competitività
16 MAY 26

Non serve essere architetti per sapere che per costruire una casa che regga agli scossoni esterni, occorra avere delle fondamenta solide. All’architetto verrebbero chiesti dei numeri per sostanziare il suo progetto. E i numeri riportati in “Eni for 2025 – A just transition”, il report volontario di sostenibilità pubblicato dal Cane a sei zampe a inizio maggio e giunto alla ventesima edizione, restituiscono la dimensione di questo impegno: nel 2025 Eni ha stanziato oltre 460 milioni di euro in innovazione, circa il 18% in più rispetto all’anno precedente. La cifra comprende la spesa in Ricerca e Sviluppo, di cui l’80% destinato a tecnologie funzionali alla decarbonizzazione, gli investimenti nei veicoli di Open Innovation e lo sviluppo di soluzioni digitali avanzate e tecnologie di frontiera.
“Per Eni l’innovazione non è un’opzione, ma una condizione necessaria per guidare la nostra trasformazione industriale”, spiega Lorenzo Fiorillo, Director Technology, R&D & Digital di Eni: “Contribuiamo attivamente alla strategia di decarbonizzazione della società attraverso lo sviluppo di tecnologie, la digitalizzazione e la capacità di trasformare progetti di ricerca in realtà industriali.”
Nel report l’innovazione viene presentata non come un ambito separato rispetto al business, ma come una leva trasversale che attraversa l’intera strategia aziendale. Eni for 2025 racconta infatti il percorso del gruppo attraverso cinque direttrici – neutralità carbonica, protezione dell’ambiente, valore delle persone, alleanze per lo sviluppo e sostenibilità nella catena del valore – collocando la tecnologia al centro della capacità di affrontare contemporaneamente sicurezza energetica, competitività e sostenibilità.
Nel messaggio agli stakeholder che apre il documento, l’amministratore delegato Claudio Descalzi sottolinea come il sistema energetico globale stia attraversando “una fase di profonda turbolenza”, nella quale il perseguimento equilibrato di sicurezza degli approvvigionamenti, competitività economica e sostenibilità richiede “scelte industriali guidate da una visione di lungo periodo”.
È in questo quadro che si inserisce quello che Eni definisce il “triangolo dell’innovazione di frontiera”. I cui vertici sono supercalcolo, fusione a confinamento magnetico e calcolo quantistico. Tre ambiti nei quali il gruppo concentra parte significativa delle proprie attività di ricerca e sviluppo, con l’obiettivo di costruire tecnologie in grado di sostenere la trasformazione energetica e la creazione di valore nel lungo periodo.
Uno dei cardini di questa strategia è il supercalcolo. HPC6, il più potente supercomputer al mondo tra quelli utilizzati per scopi industriali, applica le sue capacità computazionali a diversi ambiti: dall’analisi geologica e modellazione dei giacimenti, allo sviluppo di materiali avanzati, fino a simulazioni industriali e attività di ricerca sulle tecnologie energetiche del futuro.
Nel 2025 il supercomputer è stato anche al centro della Call4Innovators, un programma di innovazione aperto, volto a rendere disponibile la capacità di calcolo e instaurare partnerships specifiche con startup, scale-up, centri di ricerca accademici e piccole e medie imprese per integrare competenze interne in un ecosistema di innovazione condivisa.
L’Open Innovation rappresenta uno dei filoni più rilevanti della strategia tecnologica del gruppo, con un network esterno ad oggi composto da oltre 70 partner, tra innovation enabler, università, centri di ricerca, investitori, istituzioni e startup. Nel corso del 2025 Eni ha rafforzato diverse partnership industriali e finanziarie tramite i suoi veicoli di open innovation, tra cui Eni Next per il Venture Capital, Eniverse per il Venture Building e Joule per la scuola d’impresa.
Tra le tecnologie considerate strategiche nel lungo periodo, un ruolo centrale è attribuito alla fusione a confinamento magnetico, con applicazioni industriali attese nel prossimo decennio. Eni è stata tra le prime aziende energetiche ad investire in questa tecnologia ed è parte di diversi progetti con partner scientifici d’eccellenza e aziende. Fra questi la collaborazione con Commonwealth Fusion Systems, spin-off del MIT di Boston, rafforzata nel 2025 con un accordo per l’acquisto da parte di Eni di elettricità decarbonizzata proveniente da ARC, il futuro impianto di CFS per la produzione di energia da fusione.. Il piano di azione e le linee strategiche legati all’energia da fusione sono però più ampie e comprendono anche una importante collaborazione in UK con l’Agenzia Atomica inglese riguardo la gestione del trizio, uno dei due elementi chiave della fusione, e, in Italia, con ENEA, con un progetto per l’estrazione di calore dalla macchina a fusione che è il cuore della produzione di energia.
Accanto alla fusione, Eni continua a investire in tecnologie di bioraffinazione (EcofiningTM), nel riciclo chimico delle plastiche (Hoop®), nei processi waste-to-chemicals per la produzione di metanolo e idrogeno, nella Cattura e Stoccaggio della CO2 (CCS) oltre che nelle soluzioni di stoccaggio energetico.
L’immagine che emerge da Eni for 2025 è quella di una strategia industriale che punta a integrare attività tradizionali e sviluppo di nuove tecnologie, mantenendo un approccio definito dal gruppo come “pragmatico” e “tecnologicamente neutrale”. La trasformazione energetica non può essere un processo lineare, ma un percorso fondato sulla progressiva evoluzione del mix energetico, sulla valorizzazione delle competenze industriali e sulla capacità di sviluppare soluzioni scalabili nel tempo.
