Spazio conteso
Il razzo di Bezos esplode e la Luna rischia di sfuggire di mano a Trump
Il New Glenn di Blue Origin deflagra durante un test e complica i piani della Nasa. Il vettore era appena stato scelto per trasportare due rover nell’ambito del programma lunare Artemis. Il rischio ora è che parte dei contratti finisca a SpaceX

L'esplosione del razzo Blue Origin a Cape Canaveral (LaPresse)
I razzi sono sempre esplosi. È sempre successo e sempre succederà. Costruire un razzo equivale in effetti a costruire una bomba, solo che la sua esplosione è delicatamente incanalata e sfruttata. In passato è successo agli americani, ai sovietici, ai giapponesi. È successo decine di volte ai razzi e prototipi di SpaceX, e ora è successo anche a Blue Origin, l’azienda spaziale di Jeff Bezos, che è esploso la mattina del 29 maggio, durante un test preparatorio al lancio.
Non c’erano satelliti a bordo e non ci sono stati feriti: le uniche buone notizie. Tutto il resto rischia ora di mettere in seria difficoltà il programma della Nasa e di Trump per la Luna, perché New Glenn non è un razzo qualunque. È il vettore su cui la Nasa ha deciso di puntare una buona parte della sua nuova strategia della Moon Base annunciata da Jared Isaacman e da Trump. Il 26 maggio l’Agenzia aveva appena assegnato a Blue Origin 188 milioni di dollari per portare sulla Luna due rover costruiti da Astrolab e Lunar Outpost. Due giorni dopo, il razzo che doveva rendere credibile quella logistica si è trasformato in una palla di fuoco.
Non è detto che questi contratti vengano persi da Blue Origin, ma sicuramente il rischio che qualcuno venga spostato sui Falcon di SpaceX è alto. Ogni mese perso da Bezos rende più evidente una cosa che alla Nasa non piace ammettere senza SpaceX, oggi, l’America non ha un vero piano B per lo spazio e per la conquista della Luna.
E di mesi probabilmente ne dovrà impiegare molti Blue Origin per tornare operativa, dato che il problema principale sta nella rampa di lancio, che si è pesantemente danneggiata, e non ce n’è un’altra pronta.
Il danno inoltre non riguarda solo i contratti di lancio di New Glenn. Blue Origin sta costruendo anche Blue Moon Mark 1, un lander cargo progettato per portare sulla superficie lunare attrezzature, strumenti e carichi scientifici. Non astronauti, almeno non ancora. Ma Blue Moon Mk1 è il primo step di una ambiziosa classe di lander, quella con cui Bezos vuole contendere a Starship di SpaceX il ruolo di lander ufficiale per gli astronauti Artemis. Il problema principale è che Blue Moon può partire solo su New Glenn. Se il razzo resta a terra, resta a terra anche il lander.
Intanto la Cina continua a lavorare al suo programma lunare, con un allunaggio umano previsto entro il 2030, con il razzo Lunga Marcia 10, la capsula Mengzhou e il lander Lanyue. È un programma molto diverso da quello americano, molto più semplice e con un singolo obbiettivo, quello di portare un cinese sulla superficie lunare per piantarci una bandiera. Gli Stati Uniti lo hanno già fatto, ma orami è facile dimenticarsene, e quello che vogliono evitare a tutti i costi, è vedere una bandiera cinese sulla Luna prima della (seconda) bandiera a stelle e strisce.
L’esplosione di New Glenn rischia quindi di avere diverse ripercussioni, ma c’è anche un lato positivo. Dopo molti ritardi, New Glenn nell’ultimo anno aveva finalmente iniziato a volare, ed era in corso un palese tentativo di accelerare, per raggiungere SpaceX. I primi due lanci avevano dato all’azienda l’immagine di un concorrente reale nel mercato dei grandi razzi. Il terzo era finito male, con il fallimento della missione, ma sembrava ancora un incidente gestibile. Il quarto lancio doveva essere quello della ripartenza, ma è diventato il contrario: un’esplosione sulla rampa di lancio, durante un test.
SpaceX ci è già passata. Nel 2016 un Falcon 9 esplose sulla rampa e i razzi di Musk rimasero fermi per mesi. Non fu però la fine di SpaceX, ma l’inizio dell’epoca d’oro dei Falcon. Ora tocca a Blue Origin tentare la risalita, che sarà sicuramente più difficile, e con più pressione da parte della Nasa, del mercato, e soprattutto, di Trump. Come ha scritto Kiko Dontchev, vicepresidente dei lanci in SpaceX, agli ingegneri di Blue Origin: “Non sarete giudicati per questo evento, ma per come reagirete”.
