Dai cofani ai robot: la pelle elettronica che potrebbe cambiare tutto

L'azienda EInk porta a Taipei il suo materiale Prism, capace di seguire superfici tridimensionali e cambiare aspetto. Per ora è un prototipo applicato all’auto, ma il vero obiettivo potrebbe essere più ambizioso: rivestire gli androidi una superficie elettronica

10 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 06:27
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L'auto con il cofano cangiante al Computex 2026 (foto LaPresse)

Taipei. L’edizione 2026 del Computex, la più grande fiera del settore tech asiatico nella capitale di Taiwan, è stata incentrata su una declinazione specifica dell’intelligenza artificiale: quella applicata, e spesso incarnata. Con i soliti giganti del settore come Nvidia, Amd e tutto il pantheon del silicio che ormai presidia stabilmente le fiere tech con le ultime architetture per l’Ai, c’è stato però uno stand che si è particolarmente distinto dalla competizione. Puntando sul minimalismo: solo una Bmw al centro della scena, con una carrozzeria che cambia colore.
EInk, l’azienda taiwanese nata da un laboratorio del Mit, ha presentato a Taipei due cose insieme: il cofano della Bmw iX3 Flow Edition (primo componente di carrozzeria con tecnologia ePaper a superare i test di produzione in serie) e una concept car completa, rivestita dal paraurti ai cerchioni con il suo nuovo materiale Prism, capace di cambiare colore e disegnare onde cromatiche sincronizzate sulla superficie dell’auto.
La storia di questo materiale comincia da una collaborazione fra Bmw e eInk che inizia quattro anni fa: per superare il problema che il materiale elettroforetico (il materiale in cui minuscole capsule di inchiostro in sospensione si riorganizzano sotto impulso elettrico, senza consumare energia per mantenere l'immagine, una tecnologia che conosciamo bene perché è alla base degli e-reader Kindle) deve fare qualcosa di completamente diverso da quello che fa sullo schermo piatto di un libro digitale. Deve seguire la curvatura di un pannello di carrozzeria, connettersi a sistemi di alimentazione e controllo, resistere alle variazioni di temperatura, all’esposizione ai raggi Uv, allo stress meccanico, ai lavaggi ripetuti per l’intera vita utile di un veicolo. Il processo industriale prevede stretching o termoformatura per adattare il materiale Prism alle superfici tridimensionali (corpo, specchietti, cerchioni) con un’unità programmabile che gestisce i cambi di colore e le sequenze animate.
A ben vedere, il cofano dell’iX3 Flow Edition funziona solo in scala di grigi e la tecnologia è limitata al cofano; le carrozzerie completamente programmabili restano nella fase concettuale. Al momento, nessun altro costruttore ha annunciato piani analoghi, che può essere la premessa di una storia di genio che porta a un oceano blu di mercato, insomma senza concorrenza diretta, o di follia totale senza riscontri commerciali. Il prototipo parla insomma soprattutto ai partner della filiera, agli integratori, ai potenziali licenziatari.
Ma se un materiale ePaper può diventare la superficie esterna di un’automobile, allora la stessa logica vale per qualunque altra superficie: le pareti di un edificio, la facciata di un negozio, un casco, un abito. A gennaio, all’ultimo Ces di Las Vegas, la principale fiera tech globale di inizio anno, un’azienda del settore aveva già presentato una maschera facciale 3D in ePaper Prism a colori, indicandola come ispirazione per future applicazioni in dispositivi indossabili e come pelle esterna dinamica.
Il termine “pelle” non è metaforico. L’ePaper formabile è un rivestimento sottile, flessibile, capace di rispondere a istruzioni elettriche mutando il proprio aspetto, e gli stessi vertici aziendali taiwanesi hanno apertamente flirtato nelle loro dichiarazioni con il mondo dei robot umanoidi. Difficile a oggi immaginare chi la spunterà tra chi va nella direzione di una pelle sintetica, come la cinese UBTech col suo nuovo U1, e chi invece suggerisce che i robot del futuro possano essere rivestiti di un materiale cangiante, che magari possa segnalare anche a occhio nudo situazioni di carica o sforzo, o semplicemente possano risultare più gradevoli esteticamente, evitando quell’effetto di perturbante inquietudine che i ricercatori chiamano Uncanny Valley: la soglia in cui un robot somiglia abbastanza a un essere umano da risultare familiare, ma non abbastanza da non sembrare sinistro – il tutto con un impatto energetico, come per gli eReader, estremamente basso.