Editoriali
Sull’AI non si vive di sole regole
Per attirare investimenti sull’inteligenza artificiale, oltre che normare, serve anche creare opportunità
11 GIU 26

Foto Ansa
La buona notizia è che l’Italia comincia a prendere sul serio l’intelligenza artificiale. La cattiva notizia è che, come spesso accade, rischia di prenderla sul serio soprattutto dal lato della paura. Gli schemi di decreto legislativo con cui il governo ieri ha adeguato la normativa nazionale all’AI Act europeo sono necessari: servono a stabilire chi controlla, chi vigila, chi autorizza, chi sanziona, chi risponde quando un sistema di intelligenza artificiale produce danni. Servono a chiarire il ruolo delle autorità nazionali. Servono a mettere paletti sull’uso dell’IA nella formazione, nella pubblica amministrazione, nella polizia, nella responsabilità civile e penale. Tutto giusto. Tutto inevitabile. Tutto, però, ancora incompleto.
Perché una buona legge sull’intelligenza artificiale non può essere soltanto una legge per evitare guai. Deve essere anche una legge per attrarre futuro. E se l’ambizione si ferma qui, avremo fatto il classico errore europeo: costruire un magnifico codice della strada e poi scoprire che le automobili le producono altrove. Il punto politico è questo. L’AI Act fissa il perimetro. I decreti italiani devono trasformare quel perimetro in una strategia. Una volta messe a punto le regole, serve creatività sull’attrattività. Servono sandbox veri, non finte stanze d’attesa burocratiche. Servono tempi rapidi per autorizzare le sperimentazioni. Servono incentivi fiscali mirati per startup, data center, laboratori, centri di calcolo, ricerca applicata. Serve un uso intelligente degli appalti pubblici, perché lo stato non può limitarsi a controllare l’innovazione: deve anche comprarla, sperimentarla, farla crescere. Serve accesso sicuro ai dati pubblici, energia competitiva, università collegate alle imprese, talenti stranieri messi nelle condizioni di venire qui e non di scappare altrove. L’Italia non deve diventare il paese che spiega all’intelligenza artificiale tutto ciò che non può fare. Deve diventare il paese che, dopo aver fissato regole chiare, dice alle imprese migliori: venite qui, provate qui, crescete qui. Le regole ci sono, idee sull’attrattività ancora no.