La soluzione di Airbnb all’overtourism

Secondo lo studio di The European House Ambrosetti, la piattaforma aiuta a redistribuire i flussi turistici verso i piccoli comuni che non avrebbero altre strutture ricettive: nel 2025 ha generato 836 milioni di euro di impatto economico e reso accessibili 688 comunità minori. Numeri

18 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 13:43
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Una vista di Cingoli, eletto Borgo dei Borghi 2026 (foto Ansa)

La stessa piattaforma che contribuisce al turismo di massa può diventare, grazie ai piccoli comuni, uno strumento contro l’overtourism. Airbnb è un problema dove i turisti sono già troppi, ma è una soluzione dove i visitatori non arrivano perché mancano gli alloggi.
Lo studio del think tank The European House – Ambrosetti per Airbnb sul turismo diffuso in Italia dimostra proprio questo. Se i viaggi si concentrano sempre negli stessi luoghi, l’overtourism diventa inevitabile. Ma per spostare una parte dei flussi fuori dalle grandi destinazioni non basta dire ai turisti di andare altrove. Bisogna rendere quell’altrove accessibile con collegamenti, servizi, promozione. E servono posti letto. Senza una rete di alloggi, molti borghi possono essere visitati in giornata, ma non diventano vere destinazioni turistiche. 
I numeri spiegano il problema. I primi venti comuni italiani attraggono un terzo di tutti i visitatori, mentre l’80 per cento delle province si divide appena il 36 per cento dei flussi. L’Italia del turismo è quindi ricchissima, ma sbilanciata. Tutti conoscono le grandi città d’arte, mentre una parte enorme del patrimonio resta ai margini. Eppure i paesi sotto i 30 mila abitanti rappresentano il 96 per cento dei comuni italiani e ospitano una quota maggioritaria delle bellezze nazionali: l’80 per cento dei siti Unesco, il 64 per cento dei musei, il 67 per cento dei parchi archeologici e il 73 per cento dei ristoranti stellati Michelin.
Il limite è la ricettività: solo la metà dei piccoli comuni dispone di almeno un hotel. È qui che Airbnb diventa utile perché rende possibile il soggiorno dove l’albergo non c’è. La piattaforma è presente nel 75 per cento dei paesi minori, circa 5.700 comunità, e in un terzo di questi territori rappresenta l’unica soluzione di alloggio disponibile. Lo studio individua 688 comunità con siti Unesco, borghi storici, musei, parchi archeologici o ristoranti stellati in cui le case messe a disposizione tramite la piattaforma sono l’unica possibilità di pernottamento. In altre parole: senza l’azienda statunitense quei luoghi possono essere solo meta di turismo mordi e fuggi. Il visitatore arriva, visita, riparte. Con un alloggio, invece, resta, cena, compra, usa servizi locali. E una parte della spesa turistica si sposta dai grandi centri già saturi verso territori che hanno così tanto da offrire.
Nel 2025, nei piccoli comuni italiani, Airbnb ha generato un impatto economico di 836 milioni di euro e ha sostenuto attività lavorative pari a circa 4.600 posti a tempo pieno. Gli ospiti hanno prodotto 346 milioni di euro di spesa diretta: 143 milioni nella ristorazione, 100 milioni nello shopping, 61 milioni nei trasporti. Nello stesso anno la piattaforma ha consentito circa 250 mila pernottamenti e oltre 60 mila arrivi nelle comunità in cui rappresenta l’unica possibilità di alloggio, di cui 50 mila dall’estero. Gli ospiti internazionali sono il 79 per cento degli arrivi Airbnb nei piccoli comuni. Un altro dato interessante: il 21 per cento paesi dei riconosciuti come Borghi più belli d’Italia, il 20 per cento dei comuni affiliati all’Unesco e il 19 per cento delle comunità Bandiera Arancione, cioè i borghi dell’entroterra certificati dal Touring Club Italiano per qualità dell’accoglienza e valore turistico-ambientale, sono raggiungibili per il pernottamento solo tramite Airbnb. Qui l’home sharing non è una distorsione del mercato turistico ma è ciò che permette al mercato turistico di esistere.
Sono numeri che aiutano a guardare la piattaforma per quello che è: uno strumento che produce effetto diversi a seconda del territorio, e in base a ciò andrebbe regolamentato. Nelle città già sature può aggravare il sovraffollamento turistico e aumentare la pressione sul mercato della casa. Nei piccoli comuni, dove lo spopolamento avanza e spesso mancano hotel e posti letto, può invece fare l’opposto: rendere visitabili destinazioni escluse dai grandi flussi e alleggerire la pressione sui centri più congestionati. È questo il lato buono di Airbnb.