screenshot. cose dai nostri schermi
Tra il Commodore e gli occhialoni di Snap
Due gadget strani fatti da aziende piuttosto diverse: un telefonino pieghevole e un nuovo visore per la realtà aumentata. Uno è interessante, l'altro un po' meno
20 GIU 26

Foto Getty
Non si direbbe, a giudicare dalla frequenza con cui parliamo di investimenti sulle intelligenze artificiali e bisticci tra grandi Ceo, ma il settore tecnologico è ancora fatto di gadget, prodotti più o meno innovativi che provano a imporsi nel mercato, nonostante la crisi della memoria RAM. Questa settimana ne sono usciti due, prodotti da aziende molto diverse l'una dall'altra, che vogliono dimostrare di avere ancora qualcosa da dire.
Il primo è un flip phone, cioè un telefono pieghevole vecchio stile, alla StarTac, firmato Commodore: sì, proprio l'azienda del Commodore 64, il computer più venduto nella storia dell'informatica, prodotto dal 1982 al 1994. Il marchio Commodore International, dopo il fallimento del 1994, è passato di mano più volte, tra bancarotte e tentativi disperati di rilancio che sono passati anche per uno smartphone, uscito nel 2015, chiamato PET (non esattamente un successo). Questa settimana è arrivato il nuovo telefono: si chiama Callback 8020 – gioco di parole tra "richiamami" e il richiamo, appunto, di un'epoca passata – e sembra voler puntare a una nicchia di mercato piuttosto precisa. Ovvero, a metà tra smartphone e dumbphone, i telefoni minimalisti per chi non vuole distrazioni, una categoria che negli ultimi anni ha trovato un pubblico crescente, grazie a successi relativi come il Light Phone. A partire dallo slogan di lancio (“Welcome to the internot”), Callback 8020 si preannuncia come un prodotto diverso, e per questo interessante: non ha i social media ma ha accesso ad alcune app Android, come WhatsApp, Spotify, Uber, senza però usare Android come sistema operativo.
Al suo posto c'è Sailfish OS, sistema basato su Linux sviluppato dalla finlandese Jolla, una delle poche aziende rimaste a provarci con sistemi operativi mobili alternativi. Il risultato è un telefono con tastiera fisica alla Nokia, navigazione coi tasti e zero touchscreen, senza però tutti i limiti di un “vero” dumbphone. I preordini partono il 30 giugno, con un prezzo tra i 500 e i 640 dollari, di certo non aiutato dalla citata crisi della RAM e della componentistica in generale, i cui prezzi sono cresciuti molto mettendo in difficoltà la fascia di prodotti più economici.
Il secondo gadget della settimana non richiama al passato glorioso di un brand ma cerca di arrivare preparato al futuro: è un paio di occhiali per la realtà aumentata, gli Snap Specs, presentati questa settimana da Snap, l'azienda dietro Snapchat, il social network molto apprezzato dai teenager statunitensi, noto per aver inventato il formato delle stories, poi copiato da tutti. Già dieci anni fa l'azienda presentò gli Spectacles, occhiali colorati per foto e video, che dopo un iniziale clamore mediatico non riuscirono a imporsi sul mercato. Ora, mentre la rivale Meta investe pesantemente sugli smart glass, grazie all’alleanza con Ray-Ban, Snap ci riprova con gli Specs. Che però sono grandi, grossi e soprattutto pesanti, a giudicare da alcune foto scattate durante l’evento di lancio del prodotto, che mostrano il Ceo dell’azienda, Evan Spiegel, sfoggiarli con orgoglio. Peccato che le stanghette siano così spesse e pesanti da piegargli visibilmente l'orecchio, producendo un effetto bizzarro. Design a parte, gli Specs sembrano promettere le funzioni classiche della realtà aumentata, con informazioni sul mondo reale proiettate davanti agli occhi, su misura dell’utente. Per riuscirci, però, servono ancora chip e sensori avanzati, che a quanto pare non sono ancora stati miniaturizzati a dovere – portando a occhialoni ingombranti e scomodi come questi, che ricordano a loro volta il prototipo Orion di Meta.
E poi c’è il prezzo: gli Specs, che secondo Spiegel sono il cuore della strategia per il futuro dell’azienda, costano 2195 dollari, una cifra che stride con il pubblico di riferimento di Snapchat, fatto soprattutto di adolescenti, più che di quarantenni disposti a spendere 3.500 dollari per un visore come quello di Apple. Due storie, due aziende che hanno conosciuto giorni migliori. Commodore arriva dal pleistocene tecnologico e questa volta sembra aver trovato una chiave quanto meno interessante (non sappiamo ancora se plausibile, ovviamente); Snap è invece un marchio più recente, che conserva ancora una sua coolness: la quale però è una risorsa finita, ed esperimenti bislacchi come gli Specs potrebbero eroderla.