Nella storia del Fratelli musulmani ci sarà un “prima di Rabaa” e un “dopo Rabaa”. I generali egiziani hanno scelto l’opzione Tiananmen, la più temuta: muovere con le forze di sicurezza contro i sit-in del partito islamista nella capitale (a Rabaa el Adawiya e a Nahda) e disperdere i manifestanti con una brutale operazione di repressione. Qualche manifestante era armato, è vero, ma si trattava di una minoranza infinitesima rispetto alla massa dei seguaci della Fratellanza – attivisti del Cairo e da fuori, a volte famiglie intere – che per più di un mese ha sopportato il caldo e il digiuno del Ramadan in attesa del presidente Mohamed Morsi, arrestato e mai più mostrato al pubblico dal giorno del golpe, il 3 luglio.