La nostra letteratura è stata fondata da un uomo accusato ingiustamente di corruzione, un esule costretto a mettere da parte la propria fierezza di libero cittadino comunale chiedendo rifugio lontano da parenti e “ogni cosa diletta più caramente”, un uomo che non si sarebbe stupito dell’uso politico delle intercettazioni, forse sorridendone amaro. Dante Alighieri, nelle lotte tra fazioni del Trecento italiano, sapeva già bene come sia facile fornire una falsa immagine di una persona pubblica e perfino del suo operato politico: basta far perno su quello che ci accomuna tutti.