Anche il sottoscritto ieri è andato a letto tardi. Spronato da una specie di tarlo si è riletto tutto il volume “Dossier Oscar Wilde” (Kaos 2010) in cui sono riportati i tre processi che, nel 1895, portarono alla sua condanna ai lavori forzati per l’accusa di sodomia. Il processo fu scatenato dall’avventatezza di Wilde stesso, che, spronato dalla rabbia del suo amante più celebre, Lord Alfred Douglas, portò in giudizio per diffamazione il padre del ragazzo, il Marchese di Queensberry, che lo aveva accusato con un biglietto sgrammaticato di “posare a somdomita” (sic).